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Il tramezzino compie 100 anni: nacque a Torino da un toast riuscito male.

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Gennaio 05, 2026
Cent’anni fa a Torino nasceva lo spuntino più famoso d’Italia.

Nel 1926, in appena 31 metri quadri di boiseries, specchi e marmi nel cuore di Torino, nasce uno degli spuntini più iconici della cucina italiana: il tramezzino. Succede al Caffè Mulassano, in piazza Castello, dove una piccola targa in ottone ricorda ancora oggi l’intuizione di Angela Demichelis Nebiolo, la donna che inventò un classico senza saperlo.  Torinese, emigrata giovanissima negli Stati Uniti, Angela torna in patria con il marito Onorino Nebiolo nel 1925, dopo aver fatto fortuna a Detroit. Con sé portano una novità americana: la macchina per fare i toast. Ma il risultato non convince. Il pane impiega troppo tempo a tostare e l’idea viene accantonata. È a quel punto che Angela ha l’intuizione: usare lo stesso pane morbido, eliminare la crosta e farcirlo senza passarlo sulla piastra. Nascono così i primi “paninetti”, come si diceva allora, visto che la parola sandwich durante il fascismo era bandita.  Si racconta che le prime farciture fossero burro e acciughe, abbinate all’aperitivo con il vermouth Mulassano, servito nello stesso locale. Il successo è immediato. Qualche anno dopo, di passaggio a Torino, Gabriele D’Annunzio si ferma al Mulassano e chiede “uno di quei golosi tramezzini”. Il nome è suo: un neologismo perfetto, ispirato alle tramezze o al piacere di mangiarlo “in mezzo” alla giornata. Da allora, per tutti, sarà tramezzino.   Solo più tardi lo spuntino arriva a Venezia e in Veneto come el tramesin, in una versione più grande, che nel tempo tenterà di rivendicarne la paternità. Ma la primogenitura resta torinese. Nel 1936, La Cucina Italiana pubblica la prima ricetta ufficiale, consacrandolo a livello nazionale.  Nel 1938 i coniugi Nebiolo vendono il Mulassano, ma il tramezzino è ormai un simbolo cittadino. Oggi, a cent’anni dalla sua invenzione, resta uno dei protagonisti dell’aperitivo torinese: al Mulassano se ne vendono ancora 200-250 al giorno, in una ventina di varianti. Un’idea semplice, nata per caso, diventata un’icona.  E mentre Torino si prepara a celebrare il centenario nel 2026, resta una domanda aperta: che forma avrà il tramezzino del futuro?

di Fausto Sacco