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Italia e innovazione: il Paese rischia di perdere terreno nella sfida globale.

In ECONOMIA, INSERTI ECONOMIA
Dicembre 10, 2025
L’analisi di Ubaldo Livolsi evidenzia ritardi tecnologici, carenze nelle competenze digitali e incentivi incostanti: serve una strategia stabile per non restare indietro.

Le imprese italiane si trovano a navigare in un contesto economico sempre più complesso, dove la capacità di innovare non è più una scelta strategica, ma una vera e propria condizione di sopravvivenza. A sottolinearlo è Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., che mette in luce le difficoltà del nostro Paese a mantenere il passo con i principali player mondiali.  Secondo Livolsi, l’Italia, pur disponendo di eccellenze industriali riconosciute, soffre di un ritardo nella diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale: solo l’8% delle imprese utilizza applicazioni di AI (Commissione Europea, 2025) e appena il 45,8% degli italiani possiede competenze digitali di base, contro una media UE del 55,6% (Istat/Eurostat).   Le cause sono molteplici. Sul piano internazionale, alcune grandi potenze adottano politiche industriali aggressive, mentre l’Europa avanza con cautela, rischiando un ritardo strutturale nei fattori chiave della competitività dei prossimi decenni. Sul piano interno, la scarsa continuità degli strumenti di sostegno alle imprese – dai crediti d’imposta alla Transizione 4.0 – rende difficile pianificare investimenti a lungo termine. Normative complesse e in continuo cambiamento, sia in Italia sia all’estero, aumentano ulteriormente i costi e frenano l’innovazione. Livolsi evidenzia anche che, sebbene il governo abbia riportato ordine nei conti pubblici, il solo risanamento finanziario non basta a far recuperare terreno all’Italia nel campo dell’innovazione. In particolare, l’effetto espansivo del PNRR, stimato in +0,8 punti di PIL nel 2025 e +0,6 nel 2026, tenderà a ridursi negli anni successivi. Per invertire la rotta, secondo Livolsi servono tre passaggi chiave: un sistema stabile e pluriennale di incentivi agli investimenti tecnologici e produttivi, un impegno deciso nella formazione tecnica e digitale, e una strategia coerente per garantire continuità e certezza alle imprese italiane.  “L’Italia non può permettersi di perdere il treno dell’innovazione”, conclude Livolsi. “Serve una visione chiara e strumenti stabili per restare competitivi nella fascia alta dell’economia globale”.

di Fausto Sacco