La legislatura italiana ha posto un sigillo decisivo su una delle tematiche più controverse del panorama socio-politico attuale: la gestazione per altri (GPA), comunemente nota come maternità surrogata. Con un recente emendamento legislativo, la pratica che prevede la gestazione di un bambino da parte di una donna diversa dalla futura madre, già proibita sul suolo nazionale, viene ora etichettata come “reato universale”, estendendo la punibilità di tale atto anche qualora avvenga al di fuori dei confini italiani.
Il Disegno di Legge, promosso dalla deputata di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi, già approvato in precedenza dalla Camera dei Deputati, ha ricevuto l’avallo definitivo del Senato, sancendo una svolta radicale. Da ora in poi, cittadini italiani che si avvarranno di questa pratica in stati dove la GPA è legale e regolamentata, rischieranno sanzioni che vanno fino a due anni di reclusione e ammende sostanziose, fino a un milione di euro.
La Ministra per la Famiglia, le Pari Opportunità e la Natalità, Eugenia Roccella, ha delineato questa decisione come un passo avanti nella tutela dei diritti. In una dichiarazione all’ANSA, ha rilevato che la mossa legislativa viene appoggiata da un ampio spettro del movimento femminista globale, vedendo l’Italia come un modello da replicare su scala internazionale. Nonostante ciò, aspre critiche non si sono fatte attendere.
Il fronte opposto taglia netto con questa interpretazione: le principali voci di dissenso provengono dal Partito Democratico, +Europa, Movimento 5 Stelle, e le associazioni LGBT+ che hanno manifestato in varie piazze, interpretando la legge come un attacco diretto ai diritti civili e personali. Ivan Scalfarotto, capogruppo di Italia Viva, ha sottolineato possibili violazioni dell’articolo 3 della Costituzione, denotando un’evidente discriminazione nella nuova legislazione che etichetterebbe la GPA come reato solo se praticata da cittadini italiani.
Accuse si spingono oltre, con critici che etichettano la legislazione di recente approvazione come “obbrobrio giuridico”, paragonandola ad atti come genocidio o tortura in quanto ora catalogata tra i “reati universali”. Esponenti dell’opposizione come la senatrice M5S Alessandra Maiorino evidenziano un intento punitivo nei confronti delle cosiddette famiglie arcobaleno, in un panorama politico già fragilizzato.
In aggiunta, sono state già intraprese iniziative per contrastare legalmente la legge: i Radicali, con alla guida Maurizio Turco, hanno annunciato un procedimento per un referendum abrogativo, e l’Associazione Luca Coscioni si prepara a battaglie legali.
Dal fronte di supporto alla norma, si sottolinea una volontà di contrastare quello che viene percepito come un sfruttamento delle donne e una mercificazione del concepimento. La deputata Carolina Varchi enfatizza il carattere storico della legge come un baluardo contro l’abuso e la commercializzazione della maternità.
In conclusione, l’approvazione della legge sigla un momento di profondo dibattito nazionale e morale sull’autonomia corporea, i diritti riproduttivi e la definizione stessa di famiglia. Questo provvedimento non solo riscrive le regole per gli italiani ma pone il paese al centro di un dialogo globale sulle politiche relative alla procreazione assistita e ai diritti delle donne.
