In un’inaspettata mossa regolatoria, la Repubblica Popolare Cinese ha messo sotto la lente d’ingrandimento alcuni dei prodotti alcolici più raffinati offerti dal Vecchio Continente. Come riportato dalle ultime notizie che fanno capo al ministero del Commercio cinese, tramandate dall’autorevole medium finanziario Bloomberg, è stata lanciata un’indagine antidumping sulle importazioni di liquori europei. Tradizionalmente associati alle celebrazioni e alle feste, spiriti quali il celebre brandy ora sembrano essere nel mirino di questo esame, che coinvolge distillati confezionati in recipienti da non oltre 200 litri.
Quest’indagine riveste significati non soltanto commerciali ma potenzialmente anche politici, dato che emerge in seguito ad un reclamo mosso da un’associazione di produttori cinesi. Segno tangibile di un’epoca in cui i dazi doganali e le restrizioni commerciali diventano sempre più frequentemente strumenti di pressione internazionale, questa mossa potrebbe essere interpretata come un segnale della crescente determinazione cinese nel proteggere i propri interessi industriali.
Nell’ultimo anno, la Cina ha acquistato ben oltre 1,57 miliardi di dollari in liquori provenienti dall’Unione Europea, testimoniando l’appeal e il prestigio che questi godono tra i consumatori asiatici. L’attuale situazione, però, rischia di innescare una serie di conseguenze che variano dalla potenziale imposizione di tariffe alla restrizione delle importazioni.
Come previsto, la reazione dei mercati non si è fatta attendere. La notizia dell’indagine ha scosso il settore delle bevande alcoliche, con i titoli azionari dei maggiori produttori in calo, alcuni dei quali in una caduta libera preoccupante che riecheggia i giorni bui dell’inizio del 2020. Da Parigi a Londra, passando per Milano, nomi prestigiosi del calibro di Remy Cointreau, Pernod Ricard, Diageo e Campari stanno vedendo erodersi significativamente la loro valutazione in borsa. Un segnale, questo, che i mercati non prendono la minaccia alla leggera.
Gli esperti finanziari, come Gilles Guibout di Axa Investment Managers, considerano queste misure un fattore di potenziale riluttanza tra gli investitori, i quali potrebbero ora guardare al settore con maggiore cautela. L’indagine incide in particolare sulla Francia, che detiene un ruolo di leader nelle esportazioni di brandy verso la Cina. Bruce Pang, capo economista presso Jones Lang LaSalle Inc., sottolinea come questo possa essere interpretato come un tentativo cinese di “aumentare la pressione” nei confronti dei partner europei.
Quale sia il risultato finale dell’indagine, resta chiaro che le onde che essa ha generato stanno già influenzando l’economia e i rapporti internazionali. L’industria dei liquori, simbolo di una sfacciata indulgenza nella cultura europea, ora si ritrova a fronteggiare incertezze e a interrogarsi sul proprio futuro in uno dei mercati più dinamici e promettenti del mondo.
