Il Partito Democratico irpino si avvia verso una delle stagioni elettorali più difficili degli ultimi anni. Tra divisioni interne, candidature deboli, polemiche giudiziarie e fratture ormai insanabili nei territori, il quadro che emerge è quello di un partito smarrito, incapace di esercitare una leadership politica credibile in provincia di Avellino. Il rischio concreto, ormai, è quello di un ko senza precedenti per via Tagliamento. Il primo segnale della disfatta arriva da Ariano Irpino, dove il Pd si presenta addirittura senza simbolo. Una scelta che fotografa meglio di ogni analisi la profondità della crisi democratica. Gli esponenti vicini al partito si sono infatti divisi tra due schieramenti civici contrapposti: da una parte Carmine Grasso, dall’altra Roberto Cardinale. Una guerra tutta interna che certifica il fallimento politico della classe dirigente locale e rappresenta una sonora bocciatura anche per Laura Cervinara, storica figura di riferimento del Pd arianese ed ex vicepresidente della Provincia di Avellino. Ad Ariano, più che una competizione elettorale, va in scena la dissoluzione di un’identità politica. Non va meglio ad Avellino città, dove la candidatura di Nello Pizza continua a non decollare. Nonostante il sostegno compatto della coalizione progressista e la mobilitazione dei big del Partito Democratico, il candidato sindaco fatica a scaldare i cuori dell’elettorato. La sensazione diffusa è quella di un candidato distante, poco incisivo e soprattutto poco avvezzo alle dinamiche amministrative del capoluogo. Una difficoltà evidente anche nel rapporto con i problemi concreti della città. Ma il vero terremoto politico rischia di consumarsi a Palazzo Caracciolo, sede della Provincia di Avellino. Qui il presidente uscente Rizieri Buonopane appare sempre più isolato e in grande affanno. La rottura con Maurizio Petracca e con una larga fetta degli amministratori democratici sembra ormai irreversibile. Una parte consistente del Pd sarebbe infatti pronta a convergere sul sindaco di Candida, Fausto Picone, segnando di fatto la fine dell’esperienza Buonopane. Una crisi politica che assume contorni ancora più clamorosi se si considera che negli ultimi mesi il presidente uscente ha tentato di tenere insieme alleanze trasversali e spesso contraddittorie, arrivando a dialogare persino con Forza Italia e Lega nel tentativo di salvare la propria posizione. Tra ricorsi, tensioni interne e accordi inediti, il Pd irpino rischia così di perdere anche la guida della Provincia, certificando un fallimento politico totale. Una vera e propria Caporetto per via Tagliamento, che potrebbe trovare consolazione soltanto in qualche vittoria simbolica nei piccoli comuni. Come a Castelfranci, dove il candidato sindaco Tony Romano — noto più per l’animazione di feste paesane e matrimoni dell’Alta Irpinia che per la militanza politica — avrebbe promesso, in caso di vittoria, di dedicare al Pd una canzone speciale: “Cervo a Primavera” di Riccardo Cocciante. Tra ironia e amarezza, il centrosinistra irpino sembra dunque arrivato a un punto di non ritorno. Diviso, logorato dalle correnti e incapace di proporre una visione unitaria, il Partito Democratico si prepara a vivere una delle pagine più nere della sua storia recente in Irpinia.
di Marco Iandolo

