
Se il professor Melvin B. Tolson, nel 1935, setacciava il Texas alla ricerca di giovani menti capaci di piegare il pregiudizio con la sola forza della dialettica (nel film Il potere della parola, interpretato da Denzel Washington), ad Avellino, in questo 2026, la storia si è ripetuta tra i saloni dell’Hotel de la Ville. L’eredità dei Great Debaters ha trovato casa nella seconda edizione del Torneo di Debate – Premio TotaLife, un esercizio di democrazia e pensiero critico che ha trasformato 52 studenti in moderni oratori della Repubblica. La lodevole iniziativa è stata promossa dall’Associazione TotaLife, con il patron Roberto Godas, in collaborazione con la Società Filosofica Italiana – Sezione di Avellino rappresentata da Giovanni Sasso, rivolta agli studenti degli istituti secondari di secondo grado della provincia. Non solo una gara di eloquenza, ma un’arena in cui il “pensare” torna ad essere un atto politico. A fronteggiarsi, in una finale carica di tensione intellettuale, sono state le eccellenze del Liceo “Colletta” e del Convitto Nazionale. Il tema, mannaia sospesa sulle nostre democrazie, era il bilanciamento tra privacy e sicurezza nell’era degli algoritmi. Ed è qui che la parola si fa carne. Durante la simulazione, Marcello Piantedosi, in rappresentanza dei “Guerrieri Z” del Convitto, squadra composta insieme a Mario Gennarelli, Antonio Fricchione ed Elio Spina, coordinati dalla docente Giuseppina Satalino, ha preso la parola per una replica che ha squarciato il velo dell’ipocrisia tecnologica. “Nel nostro mondo, la libertà occupa il vertice della gerarchia”, ha tuonato Piantedosi davanti alla giuria, denunciando come la squadra avversaria abbia pericolosamente camuffato l’erosione dei diritti umani sotto la veste di necessità securitarie. “Mentre altri accettano l’algoritmo come sovrano, noi vi invitiamo a scegliere l’evoluzione contro la regressione: perché violare la privacy non è tutela, è autoritarismo”. Un affondo che rivendica la superiorità morale dell’individuo contro il controllo digitale. Ci si interroga su cosa resta, al netto del podio e del premio – 2.000 euro per i Guerrieri Z”, 4.000 per i vincitori, la squadra “Rem tene verba sequentur” del Liceo Classico “P. Colletta” di Avellino, composta da Hermann Liberti, Niccolò Ferrara, Vincenzo Pagliarulo e Claudia Preziosi Sandulli, guidati dalladocente Antonella Matarazzo. Per Piantedosi, il Debate è la palestra della maturità. “Non è solo imparare a parlare, è imparare a resistere”, confida a margine dell’evento. “È la capacità di lavorare sotto pressione, di ampliare lo sguardo e di acquisire quelle soft skills che non trovi sui libri, ma che ti salvano la vita nel mondo reale”. Ad Avellino, tra i tavoli dell’Hotel de la Ville, il potere della parola ha vinto ancora. E nel buio di un’epoca dominata dai social e dai messaggi brevi, sentire ragazzi parlare di inalienabilità dei diritti umani fa ben sperare per il futuro della nostra classe dirigente. Il torneo si chiude, ma il dibattito, fortunatamente, è appena iniziato.
di Giuseppe Di Giacomo


