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La Strategia Bellica Russa: Soldati come Fanti e Censura dell’Informazione

In POLITICA
Luglio 11, 2024

Nel corso della prolungata crisi in Ucraina, le tattiche belliche e la gestione dell’informazione da parte della Russia continuano a suscitare considerevoli discussioni e preoccupazioni. Recentemente, durante la 23ª edizione de Il Libro Possibile, sostenuto da Pirelli e tenutosi a Polignano a Mare e Vieste, Stefania Battistini, giornalista esperta e autrice del libro “Una guerra ingiusta – Racconti e immagini dell’Ucraina sotto le bombe”, ha evidenziato alcuni aspetti critici dell’approccio russo nel conflitto.

Secondo Battistini, la Russia sta conducendo una guerra con metodi che ricordano le strategie impiegate durante la Prima Guerra Mondiale, utilizzando i soldati in maniera massiva e spesso sacrificale. Una delle pratiche più allarmanti discusse è l’impiego di carcerati liberati, proiettati in prima linea nelle operazioni militari. I dati riportati dalla giornalista indicano un tasso di mortalità tragico per questi individui, circa l’88%, una statistica che sottolinea la scarsa considerazione della vita umana e l’assenza di adeguata copertura aerea o supporto d’artiglieria durante le missioni.

Questa tattica non solo ha impatti profondi sulla percezione del conflitto, ma pone anche questioni morali e legali significative, influenzando anche l’opinione pubblica internazionale. L’approccio russo di far combattere i carcerati sotto tali condizioni si inserisce in uno scenario più ampio di manipolazione del numero delle perdite, con l’ovvio scopo di minimizzare le apparenti implicazioni della guerra sui propri militari e, di conseguenza, sulla popolazione civile russa.

Al di là delle operazioni militari, un altro aspetto preoccupante riguarda la libertà di stampa in Russia. Battistini ha descritto un ambiente in cui la censura è pervasiva e dove i giornalisti e i media che tentano di fornire un’informazione indipendente o critica nei confronti del governo rischiano ripercussioni severe. Il caso emblematico dell’assassinio di Anna Politkovskaja, e altri incidenti simili, dimostrano come la Russia gestisca le narrazioni critiche attraverso l’intimidazione e, in alcuni tristi episodi, la violenza diretta.

Contrastando questa situazione con l’Europa e altre democrazie occidentali, dove nonostante le sfide economiche e politiche, la stampa gode di una maggior libertà di espressione e sicurezza, il divario in termini di trasparenza e responsabilità governativa appare chiaro. Nonostante sia possibile che i giornalisti in queste aree affrontino pressioni o conseguenze legali, hanno la capacità di pubblicare informazioni anche su temi scomodi, una libertà pressoché inesistente in Russia.

La guerra in Ucraina rappresenta dunque non solo un conflitto territoriale o militare, ma anche una battaglia ideologica e informativa. Le strategie russe sul campo e nei media rivelano un approccio complesso ma anche disumano alla guerra moderna. Gli sviluppi continui e le future tattiche adottate saranno determinanti per comprendere non solo l’esito del conflitto ma anche l’evoluzione della politica interna ed estera della Russia nei confronti del diritto internazionale e delle dinamiche globali.