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L’appello di Descalzi all’UE: Proteggere, non criminalizzare l’industria

In ECONOMIA
Ottobre 03, 2024

Durante il convegno di Molto Economia organizzato dal Messaggero e dalla Luiss, Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, ha espresso preoccupazioni serie e significative riguardo la politica industriale corrente dell’Unione Europea. Le sue parole rispecchiano una preoccupazione crescente tra i leader aziendali riguardo le strategie adottate in Europa, che sembrano ostacolare piuttosto che favorire il progresso industriale e tecnologico.

Descalzi ha messo in luce come l’Europa abbia di fatto esportato gran parte del proprio tessuto industriale pur avendo ridotto le emissioni di carbonio, risultando in un impoverimento relativo del PIL a parità di produzione. Questo trasferimento di capacità produttive all’estero non ha permesso un vero progresso verso un’economia verde, bensì ha spostato semplicemente il problema, enfatizzando una contraddizione intrinseca nelle politiche ambientali attuali.

L’amministratore delegato ha poi riflettuto sul concetto di supremazia tecnologica, evidenziando come il potenziale tecnologico dell’Europa rimanga in gran parte inespresso a causa di una mancanza di strutture industriali capaci di trasformare questo potenziale in prodotti e servizi concreti. Il paragone con l’energia cinetica serve a illustrare come l’Europa possieda le capacità e le conoscenze, ma fallisca nel trasformarle in azione effettiva e produttiva.

Uno dei nodi cruciali dell’intervento di Descalzi riguarda la capacità europea di attrarre e mantenere sia capitale che talenti. Il continente sembra essere più incline a imporre regolamentazioni che a costruire un ambiente fertile per gli investimenti privati e l’innovazione. Questo approccio regolamentare, secondo l’analisi di Descalzi, ha creato un ecosistema in cui l’industria è percepita come un nemico piuttosto che come un motore di crescita.

Questo atteggiamento di sfiducia nei confronti dell’industria, secondo l’a.d. dell’Eni, ha portato a una “criminalizzazione” dell’industria stessa nell’Unione Europea, che ha preferito incentrarsi sui servizi, trascurando di proteggere e valorizzare il settore industriale come pilastro della crescita economica e dell’innovazione tecnologica.

L’ironia sta nel fatto che l’Europa possiede effettivamente le tecnologie innovative necessarie per un futuro sostenibile, ma la mancanza di supporto e protezione per l’industria impedisce che queste tecnologie siano pienamente sfruttate. L’Europa, quindi, rischia di rimanere indietro rispetto ad altre economie globali che non solo proteggono la loro industria, ma la incoraggiano e la sostengono come parte integrante del loro sviluppo economico e tecnologico.

In conclusione, la critica di Descalzi non è solo un campanello di allarme per il presente, ma anche un invito a riflettere sulla direzione futura di una Europa che vuole realmente raggiungere l’autosufficienza tecnologica e un’economia veramente sostenibile ed equilibrata. Proteggere l’industria, secondo l’a.d. dell’Eni, è più che una necessità: è una scelta strategica per garantire il futuro economico e la stabilità del continente.