La scacchiera politica europea potrebbe presto vivere un’importante svolta. A pochi mesi dalle elezioni europee e con il balletto delle importanti posizioni dell’UE in pieno svolgimento, il nome di Mario Draghi si fa sempre più insistente come potenziale successore di Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo. Il sito Politico.eu, punto di riferimento informativo dell’élite comunitaria, ha lanciato un chiaro segnale di sostegno all’ex presidente della BCE con un editoriale che ne esalta le qualità e l’esperienza.
Le capacità del politico italiano sono state messe in evidenza attraverso il richiamo alla sua celebre politica del “whatever it takes”, la dichiarazione che ha segnato un punto di svolta nella crisi dell’eurozona. La tesi sostenuta è che questa determinazione sia necessaria per far fronte alle sfide che attualmente l’Europa si trova ad affrontare, da quelle economiche a quelle sociali e geopolitiche.
Mujtaba Rahman dell’Eurasia Group è l’autore dell’opinione che ha ricevuto visibilità su Politico.eu, riflettendo un sentimento ampio nella cosiddetta “bolla comunitaria”. Questo sostegno arriva nonostante la von der Leyen abbia avuto un avvio ritardato all’interno della Commissione europea, lasciando spazio a speculazioni su possibili alternative.
La candidatura di Charles Michel ha recentemente creato un certo disordine tra i leader dell’UE, alcuni dei quali temono un periodo interim dominato dall’attuale presidente di turno dell’UE, il controverso primo ministro ungherese Viktor Orban.
Mentre ci avviciniamo al voto, la figura di Draghi continuerà a essere un argomento di discussione centrale. Politico evidenzia come preferibile alla guida del Consiglio una personalità alla fine della propria carriera politica, che non sia influenzabile dalla pressione mediatica e che si identifichi chiaramente con i valori europei.
Il consenso intorno alla figura di Draghi non è però unanime. Diverse correnti politiche, da quelle liberali a quelle socialiste, avanzano i propri candidati, tra i quali spiccano il premier portoghese Antonio Costa e la prima ministra danese Mette Frederiksen. Ursula von der Leyen ha esaltato la cooperazione con Frederiksen, lasciando trapelare ammirazione per il lavoro svolto dalla leader danese.
Tuttavia, l’endorsement di Draghi incontra anche resistenze, in particolare dalle frange politiche più estreme, sia di sinistra che di destra. Per il gruppo The Left, il mandato di Draghi alla BCE è stato etichettato come un fallimento, rappresentando una posizione critica verso le politiche da lui adottate nel suo precedente ruolo.
Come si evolverà la situazione rimane incerto. Ciò che è certo è che una cena informale tra i leader UE, attesa per metà giugno, potrebbe riservare sorprese e cambi di direzione nella corsa per il top job europeo. L’attenzione si concentra ora sui risultati elettorali e sulla tenuta della candidatura di von der Leyen, sapendo che un impasse nelle nomine potrebbe aprire la porta a una soluzione Draghi.
