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Mario Roggero entra in carcere: “È un’ingiustizia”. Il gioielliere spera nella grazia di Mattarella

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Luglio 17, 2026
Condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per la morte di due rapinatori, l'orafo si è costituito nel carcere di Bollate. "Mi sono pentito, ma bisogna trovarsi in quelle situazioni". Poi l'appello al Presidente della Repubblica.

Dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione, Mario Roggero si è presentato nel carcere di Bollate per dare esecuzione alla pena. Il gioielliere di Grinzane Cavour, al centro di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, è stato accolto nella struttura penitenziaria milanese, dove sconterà la sua condanna in un reparto a regime ordinario. Prima di entrare in carcere, Roggero ha risposto alle domande dei giornalisti tornando sulla vicenda che nel 2021 sconvolse l’opinione pubblica. Alla domanda se si fosse pentito di quanto accaduto, ha replicato: “Sì, ma con il senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni”, parole che testimoniano il peso umano di una vicenda che continua a dividere il Paese tra chi lo considera una vittima e chi ritiene corretta la decisione della magistratura.  Il gioielliere non ha nascosto la propria amarezza nei confronti della sentenza definitiva, definendola “un’ingiustizia”. Una convinzione che lo accompagna anche nel momento dell’ingresso in carcere e che lo ha spinto a rivolgere un appello, seppur indiretto, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Mi aspetto la grazia”, ha dichiarato Roggero, sostenendo che il Capo dello Stato avrebbe concesso provvedimenti di clemenza in casi ben più gravi. Un’affermazione destinata ad alimentare nuove polemiche, anche perché i riferimenti citati dal gioielliere sono già oggetto di contestazioni e verifiche. Secondo quanto riferito da fonti vicine all’istituto penitenziario, l’ingresso a Bollate è stato particolarmente difficile sul piano emotivo. “È molto provato. Dopo essere entrato ha pianto”, hanno raccontato alcune persone a conoscenza della situazione.  La vicenda di Mario Roggero continua così a rappresentare uno dei casi simbolo del delicato equilibrio tra il diritto alla legittima difesa e i limiti imposti dalla legge all’uso della forza. Un tema che, dopo la sentenza definitiva, resta al centro del dibattito pubblico e politico, dividendo profondamente l’opinione pubblica tra chi considera la condanna un atto dovuto e chi, invece, la ritiene eccessivamente severa nei confronti di un commerciante che si era trovato ad affrontare una rapina armata.

di Fausto Sacco