Si è spenta a Milano all’età di 91 anni Ornella Vanoni, una delle interpreti più amate e autorevoli della canzone italiana. L’artista è deceduta nella sua abitazione poco prima delle 23 per un arresto cardiocircolatorio; all’arrivo dei soccorritori del 118, la cantante era già priva di vita. Con la sua voce inconfondibile, vellutata e sofisticata, Ornella Vanoni ha segnato oltre sette decenni di musica, diventando un punto di riferimento trasversale per generazioni di ascoltatori e artisti. Il suo debutto risale alla metà degli anni Cinquanta, in un percorso che l’avrebbe portata a costruire un repertorio amplissimo, composto da oltre cento tra album, raccolte ed EP, per un totale stimato di oltre 55 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Tra i suoi brani più celebri, entrati di diritto nella storia della canzone italiana, figurano Senza fine – scritto da Gino Paoli e divenuto uno dei suoi cavalli di battaglia –, Che cosa c’è, L’appuntamento, Tristezza, Una ragione di più, Io ti darò di più e la straordinaria La musica è finita, presentata al Festival di Sanremo del 1967 e destinata a diventare un classico assoluto del repertorio nazionale. Vanoni sapeva distinguersi non solo per la vocalità unica, ma per un approccio interpretativo raffinato, elegante e allo stesso tempo emotivamente diretto. La sua presenza scenica, misurata e magnetica, è rimasta costante nel panorama musicale italiano, dove è stata spesso definita “la Signora della canzone” grazie alla sua longevità artistica e alla capacità di rinnovarsi senza perdere identità. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel mondo della musica e dello spettacolo italiano. Colleghi, artisti e personaggi della cultura stanno in queste ore rendendo omaggio a una protagonista assoluta del Novecento e oltre, una donna che ha saputo coniugare talento, eleganza e autenticità come pochi altri. Ornella Vanoni rimarrà per sempre una delle voci più riconoscibili e amate del nostro Paese, simbolo intramontabile di un modo di fare musica capace di attraversare epoche, mode e generazioni.
di Fausto Sacco

