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Moratoria delle rinnovabili in Sardegna: un freno allo sviluppo o una necessaria pausa di riflessione?

In POLITICA
Luglio 02, 2024

In una mossa che ha scatenato ampie discussioni politiche e sociali, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato una legge che prevede una sospensione di 18 mesi per l’installazione di nuovi impianti di produzione di energia rinnovabile, inclusi quelli eolici e fotovoltaici. Questa decisione è stata presa con 32 voti a favore, 21 astensioni e un voto contrario, sotto la guida dell’amministrazione regionale guidata da Alessandra Todde.

La legge è stata descritta dalla maggioranza come una misura emergenziale e transitoria, necessaria per coordinare e pianificare adeguatamente il futuro energetico dell’isola, soprannominata per le sue ricchezze naturali ‘l’Isola del sole e del vento’. Il divieto è stato introdotto per fronteggiare quello che viene percepito come un ‘assalto’ da parte delle multinazionali che mirano a sfruttare le risorse naturali della regione per produrre energia destinata primariamente all’esportazione.

L’assessore dell’Urbanistica, Francesco Spanedda, ha evidenziato che l’obiettivo della normativa non è quello di redigere nuove politiche energetiche, ma piuttosto di impedire che il piano energetico regionale sia influenzato da decisioni esterne, soprattutto a livello nazionale, che potrebbero non rispecchiare gli interessi o le esigenze specifiche della Sardegna.

D’altra parte, la minoranza, benché consapevole della pressione esercitata dai media e dai comitati territoriali contro la speculazione energetica, ha espresso preoccupazioni riguardo alla capacità della legge di affrontare efficacemente tali questioni. Fausto Piga, esponente di Fdi, ha critto la legge definendola “debole” e “non efficace”, e ha sollevato dubbi sulla sua possibile incostituzionalità, sottolineando inoltre un processo decisionale ritenuto “confuso e blindato”.

Nonostante la resistenza dell’opposizione, alcune delle loro proposte emendative sono state accolte, tra cui una deroga significativa che consente l’installazione di impianti agrivoltaici. Questi devono essere elevati almeno due metri dal suolo e non possono superare i 10 megawatt di potenza. È stato inoltre approvato un ordine del giorno, che ha ricevuto il sostegno di entrambi gli schieramenti, per esaminare la possibilità di introdurre una tassa sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, applicabile sia agli impianti terrestri che a quelli situati in aree marine, anche internazionali.

Questa legislazione, benché temporanea, ha l’intento dichiarato di tutelare l’ambiente sardo da uno sviluppo incontrollato, assicurando che l’indispensabile transizione verso fonti energetiche più pulite avvenga in maniera responsabile e sostenibile. Intanto, la legge continua a generare un vivace dibattito: tra chi la vede come una barriera necessaria contro lo sfruttamento eccessivo e chi la critica per il rischio di rallentare il progresso in un settore cruciale quale quello delle energie rinnovabili in una regione con un immenso potenziale naturale.

In conclusione, mentre i prossimi 18 mesi forniranno al governo regionale il tempo per valutare e organizzare la strategia energetica futura, resta da vedere quali saranno l’impatto e le conseguenze più ampie di questa controversa legge, tanto a livello locale quanto nazionale.