Il Teatro San Carlo ha un nuovo sovrintendente: è Fulvio Macciardi, violinista e manager culturale di lungo corso, nominato a maggioranza dal Consiglio di indirizzo del Massimo napoletano. Una decisione maturata al termine di una riunione tanto attesa quanto politicamente significativa, che ha visto l’assenza del sindaco Gaetano Manfredi – presidente di diritto del Consiglio – ma non ha impedito che si procedesse comunque alla scelta, sotto la presidenza del consigliere anziano Marilù Faraone Mennella. La nomina arriva dopo settimane di silenzi, rinvii e manovre sotterranee: sette i candidati in corsa per un incarico tra i più delicati e prestigiosi della cultura italiana. Alla fine ha prevalso un nome di solida esperienza, ma anche di comprovata affidabilità per chi, nella complessa governance delle fondazioni lirico-sinfoniche, cerca profili capaci di coniugare rigore gestionale e sensibilità artistica. Macciardi, del resto, ha già dimostrato questa doppia attitudine nei suoi anni alla guida del Teatro Comunale di Bologna, dove ha ricoperto sia il ruolo di direttore generale che di sovrintendente e direttore artistico ad interim. Ma la sua nomina al San Carlo non è soltanto una questione di curriculum. È anche – e forse soprattutto – una scelta politica, in un momento in cui la cultura a Napoli torna al centro del dibattito pubblico. Dopo il caso De Vivo, l’interim affidato a Emmanuela Spedaliere e le tensioni interne al Consiglio, l’arrivo di Macciardi segna una volontà di rilancio, ma anche di discontinuità rispetto al recente passato. Nato a Milano nel 1959, Macciardi è uomo del Nord con un forte legame con il mondo produttivo e con le dinamiche delle grandi istituzioni liriche europee: siede dal 2023 nel board di Opera Europa, la più influente rete continentale dei teatri d’opera. La sua carriera attraversa quarant’anni di storia della musica colta italiana: violinista fino al 2003, docente di Conservatorio, ha militato nell’orchestra del Teatro Verdi di Trieste e poi ricoperto ruoli direttivi nelle principali fondazioni italiane. Il suo arrivo a Napoli rappresenta, quindi, una sfida cruciale: rilanciare il San Carlo in un contesto economico difficile, dialogare con le amministrazioni locali e con il Ministero, riaffermare il ruolo della lirica come volano culturale e turistico per l’intero Mezzogiorno. Non mancheranno le pressioni, i condizionamenti e le attese. Ma proprio per questo, la sua gestione sarà il banco di prova non solo per la tenuta del Teatro San Carlo, ma anche per la capacità delle istituzioni cittadine e regionali di fare sistema attorno a uno dei simboli identitari più forti della Napoli europea. La politica ha parlato. Ora tocca alla musica.
di Fausto Sacco

