557 views 2 mins 0 comments

Napoli, il Consiglio boccia la delibera sui costi della politica

In CAMPANIA, NAPOLI, POLITICA
Gennaio 22, 2026
La maggioranza si spacca: 24 voti contrari, solo 3 favorevoli. Restano i tagli ai gettoni, ma salta la riforma delle Municipalità.

Clamoroso stop in Consiglio comunale a Napoli. L’Aula di via Verdi ha bocciato la delibera sul contenimento dei costi della politica, approvata lo scorso 25 settembre dalla giunta Manfredi, che prevedeva la riduzione del numero di assessori e consiglieri municipali.   Il provvedimento è stato respinto con 24 voti contrari e appena 3 favorevoli, prima ancora dell’ennesima sospensione per mancanza del numero legale. A pesare politicamente è il dato più rilevante: a far affondare la delibera è stata in gran parte la stessa maggioranza del sindaco Gaetano Manfredi, firmatario del testo insieme agli assessori Pier Paolo Baretta e Teresa Armato. Il voto riguardava esclusivamente la modifica e integrazione dello Statuto comunale, inserita nelle “determinazioni conseguenziali alla mozione di accompagnamento all’emendamento al DUP”, e non i gettoni di presenza. Proprio su questo punto la presidente del Consiglio comunale, Enza Amato, ha chiarito che i tagli economici già approvati nel mese di dicembre restano pienamente in vigore. La bocciatura riguarda solo l’impianto statutario e il percorso scelto per riformare le Municipalità.   Durante il dibattito, numerosi consiglieri – anche di maggioranza – hanno motivato il voto contrario con la mancanza di un vero confronto politico e con la richiesta di un percorso più condiviso, ribadendo che la riforma del decentramento deve partire dal Consiglio comunale e non essere calata dall’alto.  Solo in tre hanno votato a favore, parlando apertamente di incoerenza nella maggioranza e di un improvviso cambio di linea rispetto alle posizioni espresse nelle scorse settimane.  Il risultato è un segnale politico forte: la riforma delle Municipalità si ferma, la maggioranza si divide e il tema del decentramento amministrativo torna al centro di uno scontro interno che ora appare inevitabile.

di Marco Iandolo