La corsa di Piero De Luca verso la segreteria regionale del Partito democratico si fa sempre più complicata. L’ipotesi, circolata con insistenza nelle ultime settimane, di un congresso lampo entro la prima decade di settembre per blindare la candidatura del deputato salernitano – primogenito del governatore Vincenzo De Luca – si sta scontrando con un muro di resistenze interne, soprattutto nel Pd napoletano e nell’area riformista. Secondo lo schema iniziale, il congresso regionale si sarebbe dovuto celebrare tra fine agosto e metà settembre, con la presentazione delle candidature entro i primi giorni del mese. Una tempistica serrata che avrebbe favorito la convergenza su un nome unitario, quello di Piero De Luca, sostenuto dalla componente deluchiana e da una parte della segreteria nazionale. Ma l’operazione si è arenata.
Le barricate partenopee
A fare da argine sono in primis i big napoletani, da Mario Casillo a Lello Topo, che difendono l’autonomia della segreteria provinciale di Napoli e chiedono un percorso più ampio e partecipato. Alla loro posizione si affiancano i manfrediani, i casertani vicini a Pina Picierno e Stefano Graziano, i beneventani dell’area Del Basso De Caro e i rappresentanti dell’area Schlein in Campania. Un fronte eterogeneo, ma compatto nel dire no a quello che molti considerano un “passaggio dinastico” nella guida del partito regionale. Critico anche Simone Valiante, sindaco di Cuccaro Vetere e figura storica del riformismo campano, che parla di “ipotesi familistica” e invoca un progetto alternativo.
Il possibile ripiego romano
Di fronte alle difficoltà, prende corpo l’idea di spostare il baricentro della partita a Roma. Piero De Luca potrebbe ottenere una delega pesante nella segreteria nazionale del Pd, un incarico che ne consoliderebbe il peso politico senza incendiare ulteriormente il campo campano. Una soluzione di compromesso, studiata per disinnescare le tensioni in vista delle elezioni regionali del 2025 e mantenere un equilibrio tra le correnti.
Prossime mosse
Il tempo stringe: il congresso regionale va convocato e celebrato entro settembre, ma lo stallo rischia di far slittare l’intera procedura. Sullo sfondo resta la campagna elettorale per le Regionali, dove il Pd dovrà decidere se confermare la linea De Luca-bis o aprire a scenari alternativi. In questo clima di veti incrociati, la partita per la segreteria regionale della Campania diventa un test cruciale per capire se la segreteria Schlein saprà tenere insieme le diverse anime del partito o se prevarrà la logica dei fortini locali.
di Marco Iandolo

