L’Unci AgroAlimentare interviene con durezza dopo le proteste di alcune sigle sindacali e di categoria contro la deroga alle limitazioni dell’attività di pesca nei giorni festivi del 25 e 26 dicembre, nei weekend di dicembre e il 6 gennaio. Una misura concessa dal Ministero su richiesta dell’associazione, per permettere alle imprese di recuperare parte delle perdite accumulate durante il prolungato fermo obbligatorio. “Registriamo con disappunto l’indegna gazzarra messa in scena contro la nostra organizzazione – afferma il presidente nazionale Gennaro Scognamiglio – proprio mentre tutto il settore denuncia le restrizioni imposte dall’Unione europea che impediscono ai pescatori di lavorare”. Secondo Scognamiglio, è “paradossale” che a criticare una possibilità di maggiore flessibilità, prevista dal decreto di marzo 2025 e condivisa nei mesi scorsi, siano proprio sigle che sostengono di voler tutelare gli operatori. Il presidente parla di “ipocrisia” e accusa alcuni dirigenti sindacali di voler “imporre le proprie regole del gioco”, andando però “contro gli interessi reali dei pescatori e delle stesse imprese”. Quanto alla polemica sulla “sacralità” dei giorni festivi, Scognamiglio richiama sia il valore religioso sia quello laico del lavoro: “Molte categorie lavorano nelle festività per garantire servizi alla comunità. Occorrerebbe maggiore coerenza”. L’Unci AgroAlimentare definisce infine “pretestuosa e vergognosa” la richiesta di annullare il provvedimento ministeriale e avverte che tali attacchi rischiano di creare “un clima di rottura in un momento delicato per il comparto”. “Gli operatori – conclude Scognamiglio – non dimenticano chi, nel passato, ha taciuto davanti a governi amici o controparti più forti”.
di Marco Iandolo

