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PUC adottati nei tempi di legge: Castel Baronia e Carife aprono una nuova stagione della pianificazione nell’Ufita–Baronia.

In AVELLINO, CAMPANIA
Gennaio 02, 2026
Qui si misura la distanza tra chi subisce le trasformazioni e chi prova a guidarle. Castel Baronia e Carife hanno scelto la seconda strada.

Nel lessico disciplinare dell’urbanistica contemporanea, l’adozione di un Piano Urbanistico Comunale non è più — da tempo — un atto amministrativo dovuto, né un semplice passaggio procedurale. È piuttosto una dichiarazione di metodo, una presa di posizione culturale sul modo in cui una comunità sceglie di abitare il proprio territorio e di governarne le trasformazioni. In questa prospettiva si colloca l’adozione dei PUC di Castel Baronia e Carife, due piccoli comuni dell’Irpinia interna che, operando nei tempi prescritti dalla legge regionale, aprono una stagione nuova per la pianificazione dell’area Ufita–Baronia. I PUC di Castel Baronia e Carife sono stati redatti dall’architetto Antonio Verderosa, professionista con consolidata esperienza nella pianificazione territoriale e nelle procedure urbanistiche complesse, autore di numerose pubblicazioni in ambito urbanistico ed edilizio e attualmente impegnato anche nella redazione dei PUC di Sturno e San Sossio Baronia. Il risultato è frutto di un’azione amministrativa coerente: a Castel Baronia sotto la guida della sindaca dott.ssa Patrizia Reale e dell’assessore all’Urbanistica arch. Carmine Cogliani; a Carife con l’indirizzo del sindaco dott. Antonio Manzi e il coordinamento tecnico dell’ing. Mina Caggiano, Responsabile del Procedimento. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato è la rapida approvazione dei Piani. Il dato temporale, pur rilevante, non esaurisce il significato dell’operazione. Rispettare la scadenza del 31 dicembre 2025 ha consentito alle due amministrazioni di sottrarsi alle complessità procedurali del nuovo quadro regolamentare, ma soprattutto ha evitato che la pianificazione restasse sospesa in quella zona grigia in cui l’assenza di regole aggiornate genera immobilismo, conflitti interpretativi e occasioni mancate. Castel Baronia e Carife hanno scelto di non rinviare, di non attendere ulteriori proroghe, ma di assumersi fino in fondo la responsabilità di governare il proprio futuro urbano e territoriale. In un contesto come quello irpino, segnato da decenni di strumenti post-sisma ormai esausti e da una pianificazione spesso frammentaria, l’adozione di PUC di nuova generazione rappresenta un cambio di passo significativo. Qui la pianificazione torna a essere progetto, non semplice sommatoria di norme. Torna a misurarsi con il paesaggio, con la sicurezza idrogeologica, con la tutela dei centri storici, con il riuso e la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente. Torna, soprattutto, a porsi come infrastruttura immateriale capace di accompagnare — e non subire — le grandi trasformazioni in atto. L’Ufita–Baronia è oggi uno dei territori chiave delle strategie infrastrutturali regionali.  La Fondovalle Ufita, il Polo Logistico, la futura Stazione Hirpinia dell’Alta Velocità/Alta Capacità disegnano uno scenario in cui le dinamiche insediative, produttive e ambientali rischiano di accelerare senza una regia adeguata. In  questo quadro, la presenza di PUC coerenti e aggiornati non è un dettaglio tecnico, ma una condizione strutturale. Senza pianificazione comunale, le infrastrutture restano oggetti isolati; con la pianificazione, possono diventare leve di sviluppo territoriale equilibrato. I PUC di Castel Baronia e Carife si collocano esattamente su questa linea di confine: tra norma e strategia, tra scala locale e visione di area vasta. Pur adottati nel regime transitorio del Regolamento n. 5/2011, essi anticipano i contenuti e l’impostazione del più recente Regolamento regionale n. 3/2025 e delle innovazioni legislative che rafforzano il ruolo dei Comuni nella pianificazione. È un’urbanistica che rinuncia all’espansione come automatismo e assume il consumo di suolo zero come principio guida; che legge la sicurezza non come vincolo, ma come infrastruttura di qualità; che restituisce ai centri storici il ruolo di matrice identitaria e non di residuo da conservare. Da direttore di Nuove Cronache, ma prima ancora da osservatore dei processi territoriali del Mezzogiorno, non posso che sottolineare il valore politico e culturale di questa scelta. In un tempo in cui la pianificazione è spesso percepita come ostacolo allo sviluppo, Castel Baronia e Carife dimostrano che è vero l’opposto: senza regole chiare e condivise, lo sviluppo resta uno slogan; con strumenti adeguati, diventa progetto. Questo articolo entra nel merito dei contenuti, dei riferimenti normativi, dei protagonisti e delle prospettive aperte dai due PUC, ma soprattutto racconta un’idea di territorio che torna a essere pensato, disegnato e governato. Non è un caso isolato, ma un segnale. Un segnale che riguarda l’intera Ufita–Baronia e che interroga anche quei Comuni che ancora esitano, prigionieri di strumenti obsoleti e di una pianificazione rinviata. Qui si misura la distanza tra chi subisce le trasformazioni e chi prova a guidarle. Castel Baronia e Carife hanno scelto la seconda strada. Ed è da qui che può iniziare una nuova stagione della pianificazione irpina.

di Giuseppe Di Giacomo