L’ultimo rapporto della Commissione Europea sullo stato di diritto ha posto particolare attenzione sulla riforma del premierato in Italia, evidenziando una serie di preoccupazioni riguardo alle possibili ripercussioni sul bilanciamento dei poteri istituzionali del paese. Le modifiche proposte eliminerebbero la facoltà del Presidente della Repubblica di sondare e proporre un Primo Ministro esterno al Parlamento o di esplorare una maggioranza alternativa, una manovra che secondo alcuni osservatori potrebbe confinare ulteriormente il potere nelle mani dell’esecutivo, pregiudicando la stabilità politica anziché rafforzarla.
Parallelamente, la Commissione ha esaminato la situazione della libertà di stampa in Italia, sollecitando il progresso del disegno di legge sulla diffamazione, il segreto professionale e la protezione delle fonti giornalistiche. Uno degli aspetti più critici toccati dal report riguarda la necessità di preservare l’indipendenza e sufficienti finanziamenti per la Rai, al fine di garantire un servizio pubblico equilibrato e distaccato dalle influenze politiche.
L’avanzamento delle leggi anti-corruzione ha segnato un altro capitolo importante del report, con l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e un limitato ambito di azione per il reato di traffico di influenza. Queste modifiche legislative rischiano di complicare l’individuazione e l’investigazione di casi di frodi e corruzione, diminuendo la già fragile percezione della trasparenza nella pubblica amministrazione italiana. Inoltre, le proposte di modifica alla prescrizione potrebbero restringere il tempo disponibile per processare i reati penali, inclusi quelli legati alla corruzione, mettendo a rischio la capacità di garantire la giustizia.
Un aspetto positivo emerge dall’analisi della durata dei procedimenti legali in Italia, che ha visto un continuo miglioramento. Nonostante rimanga uno dei Paesi con i tempi più lunghi per risolvere cause civili e commerciali, l’efficienza è in crescita, grazie agli sforzi combinati delle autorità e delle riforme implementate: il tempo medio per smaltire le cause civili è diminuito significativamente, passando da 540 giorni nel 2021 a 453 giorni nella prima metà del 2023.
Il quadro europeo vede contrapposizioni notevoli, con Paesi come l’Ungheria persistente in una posizione critica. Budapest continua a ricevere raccomandazioni significative dovute alla scarsa progressione in ambito di lotta alla corruzione, riforme sul lobbismo e indipendenza dei media del servizio pubblico, oltre al mantenimento delle sospensioni dei fondi europei per mancate misure che affrontino queste problematiche cruciali dello stato di diritto.
Questo complesso scenario costituisce una chiamata all’azione per l’Italia e per l’intera Unione Europea, invitando i governi a considerare le implicazioni a lungo termine delle riforme legislative e a lavorare insieme per costruire una governance che sia non solo efficiente ma anche equa e trasparente. La Commissione Europea, con i suoi report approfonditi, gioca un ruolo essenziale nel monitorare queste evoluzioni e nel promuovere un dialogo costruttivo fra gli stati membri.
