Gli avvenimento sportivi, quelli degli sport più popolari, finiscono per attrarre una moltitudine di cittadini. Numeri notevolissimi, anche perché spesso per avvenimenti particolari, anche i non abituali supporter sportivi vengono interessati da qualcosa che diventa un fenomeno mediatico che attrae fino a milioni di interessati. Recentemente, in Italia abbiamo assistito alla parata sul lungomare di Napoli successiva alla conquista dello scudetto calcistico da parte del Napoli dei tifosi che hanno fatto festa insieme ai campioni sportivi; per ore oltre settecentomila persone hanno invaso il lungomare partenopeo e un pubblico ancora più numeroso ha assistito al live trasmesso da diverse stazioni televisive. Inoltre la finale della competizione, sempre calcistica, della Champions ha interessato decine di milioni di spettatori. Questi avvenimenti finiscono per diventare fattispecie molto interessanti ed importanti per i risvolti sociali che meritano estrema attenzione perché consentono una valutazione che si incrocia con la storia di intere popolazioni. Si può prendere proprio Napoli ad esempio per elaborare analisi e valutazioni sociologiche e storiografiche. Partiamo dal primo scudetto calcistico conseguito dalla squadra di calcio napoletana nella stagione 1986-1987. Vittoria nel segno di un campione assoluto “Maradona” e che assunse connotazione che andavano oltre la mera rappresentazione calcistica per attribuire a questa vittoria una valenza di “rivalsa” storica. Era la città che reclamava il suo diritto ad essere considerata una città a valenza europea, memore di quello che aveva rappresentato in un passato ormai lontano da capitale alla pari di Londra e Parigi. I fermenti si erano già materializzati nel decennio precedente nel quale Napoli aveva dato vita a movimenti artistici specialmente nei consueti campi del teatro e della musica, della pittura e dell’arte in genere che avevano avuto risonanza in tutta Europa. Personaggi come Lucio Amelio erano riusciti ad attirare a Napoli artisti famosi che avevano rilanciato l’immagine della città che, anche dal punto di vista politico, viveva una stagione nuova con l’avvento della giunta comunista capitanata dal senatore Valenzi eletto sindaco di Napoli. Lo scudetto del 1986 arriva a sintetizzare questa stagione illuminata e crea i presupposti di un’affermazione di presenza: nel panorama internazionale vuole esserci anche Napoli, come città d’arte e di passione. Inizia così un percorso virtuoso che, con alterne vicende spinge sempre più Napoli a voler imporre la sua presenza e ritornare ad essere ambita sede di visita da parte di cittadini da il mondo e si arriva al periodo post-covid che, grazie alla ritrovata vitalità dopo un forzato coprifuoco ecumenico, fa riscoprire le cosiddette eccellenze partenopee. La storia, i monumenti, le bellezze del panorama, la cucina, la musica, l’intraprendenza e l’empatia dei napoletani portano a Napoli una quantità di visitatori che non ha uguale come numero rispetto alle pur importanti e classiche mete turistiche italiane. E’ un turismo trasversale in orizzontale e verticale che accomuna tutte la fasce d’età; a Napoli vengono giovani ma anche famiglie con bambini nonché persone anziane. Un turismo di massa ma anche di élite, una meta d’arte ma anche un turismo attratto dai piaceri della cucina buona e a buon mercato. E poi come sempre la musica in una città per definizione “canora”. Napoli si avvale delle sue “eccellenze” per richiamare i turisti che intanto fanno modificare in maniera sostanziale il quadro economico della città, influendo anche nella creazione di strutture ricettive e della ristorazione. Il cambiamento non è pilotato dagli Enti pubblici, inizia spontaneamente dal basso ed è frutto di iniziative personali che vede anche il mondo del terzo settore, i protagonisti dell’associazionismo, impegnarsi molto attivamente nel realizzare anche strutture che sostituiscono uno Stato particolarmente assente. Arriva nel 2025 il quarto scudetto calcistico e stavolta non grazie ad un fenomeno alla Maradona, oppure grazie a delle “eccellenze” bensì grazie al lavoro che nella lingua napoletana si traduce con il sostantivo ”fatica” proprio a sottolinearne la gravosità. Un risultato eccezionale che arriva grazie al lavoro e alla professionalità di quelli che ci lavorano. Lavori bene ed ottieni risultati, fai cioè una cosa “normale”. Potrebbe essere questa la caratteristica di un nuovo periodo della storia di Napoli. Una città che finalmente la smette di essere un unicum per diventare una città normale. Normale nel senso di ritenere che si ottengono risultati se si lavora e non con le furberie; una città in cui sono normali i comportamenti di rispetto delle leggi; una città nella quale se vai al bar dopo aver pagato ti fanno lo scontrino fiscale; una città nella quale anche la delinquenza deve fare i conti con i comportamenti legali se espressione della totalità dei cittadini. La normalità di tendere ad una elevata qualità di vita. E si rassegnino gli eterni “piagnoni” se inizia un ciclo di comportamenti virtuosi, non è destinato ad interrompersi ; la normalità nella legalità non è destinata ad arrestarsi.
di Domenico Salerno

