
Una riflessione ad ampio spettro sul futuro della contrattualistica pubblica, tra esigenze di semplificazione e presidi di legalità, si è sviluppata nel convegno “Gli appalti pubblici nel nuovo codice dei contratti”, ospitato presso l’Aula Turina di Via Baiamonti. Un appuntamento che ha riunito magistrati contabili, accademici e operatori del diritto, offrendo una lettura sistematica delle innovazioni normative e delle criticità applicative. Ad aprire i lavori è stato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, che nei saluti istituzionali ha richiamato la necessità di un equilibrio tra celerità delle procedure e salvaguardia dell’interesse pubblico. Un tema, questo, divenuto centrale alla luce delle recenti riforme che puntano a rendere più efficiente la macchina amministrativa senza indebolire i meccanismi di controllo. L’introduzione e la moderazione sono state affidate al procuratore generale Pio Silvestri e al professore emerito di diritto amministrativo Franco Gaetano Scoca, che ha anche tratto le conclusioni, offrendo una sintesi critica degli interventi. Tra i contributi più rilevanti, quello del professore Aristide Police, che ha affrontato il tema della “colpa grave” negli appalti alla luce della riforma della responsabilità amministrativa introdotta dalla legge 1/2026. Police ha evidenziato come il nuovo quadro normativo tenda a ridefinire i confini della responsabilità erariale, con l’obiettivo di evitare fenomeni di “amministrazione difensiva” che rallentano l’azione pubblica. Sul versante operativo si è collocato l’intervento del vice procuratore generale Fabrizio Cerioni, che ha analizzato il principio della fiducia e il tema, sempre più attuale, della copertura assicurativa dei rischi per il personale impegnato negli appalti pubblici. Una prospettiva che mira a rafforzare la serenità decisionale dei funzionari, senza attenuare i presidi di responsabilità. Il consigliere della Corte dei conti Elena Tomasini ha invece approfondito le procedure di scelta del contraente, soffermandosi sulle modalità di selezione e sull’impatto delle nuove disposizioni in termini di trasparenza e concorrenza. Di taglio più giurisprudenziale l’intervento del consigliere di Stato Stefano Toschei, che ha posto l’accento sul rapporto tra illegittimità delle procedure di affidamento e principio del risultato, evidenziando come la riforma spinga verso una valutazione sostanziale dell’azione amministrativa. Particolarmente apprezzata la relazione del professore Francesco Goisis, dedicata al Collegio consultivo tecnico, istituto chiave del nuovo Codice. Goisis ha analizzato natura, funzioni e profili di responsabilità, sottolineando il ruolo strategico di questo organismo nella prevenzione del contenzioso e nella gestione delle criticità in fase esecutiva. A completare il quadro, un ulteriore intervento del vice procuratore generale Cerioni ha affrontato i temi della risoluzione e del recesso contrattuale, con un focus sulle implicazioni in termini di responsabilità amministrativa. Nel corso dell’incontro è stato inoltre presentato il “Commentario al codice dei contratti pubblici” (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2025), a cura di Salvatore Cimini e Andrea Giordano, destinato a rappresentare un punto di riferimento per operatori e studiosi del settore. La giornata di studio ha restituito l’immagine di un sistema in trasformazione, chiamato a conciliare rapidità ed efficienza con legalità e responsabilità. Il nuovo Codice degli appalti si configura come un banco di prova decisivo: da un lato, introduce strumenti innovativi e principi orientati al risultato; dall’altro, richiede un cambio culturale nella pubblica amministrazione, chiamata ad agire con maggiore autonomia ma anche con rinnovata consapevolezza dei rischi. In questo scenario, il ruolo della Corte dei conti emerge come centrale non solo nella funzione di controllo, ma anche come presidio di orientamento interpretativo. Il confronto tra accademia e magistratura, come emerso nel convegno, rappresenta un valore aggiunto per accompagnare l’attuazione della riforma. Più che una semplice revisione normativa, quella in atto appare come una ridefinizione del rapporto tra amministrazione, mercato e responsabilità pubblica. E proprio dalla capacità di tradurre questi principi in prassi operative dipenderà il successo della riforma.
di Giuseppe Di Giacomo




