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Roma, Confesercenti, l’allarme di Marinelli dall’Assemblea nazionale: “Il lavoro è il nodo centrale della crisi”.

In ATTUALITA', AVELLINO, CAMPANIA, ECONOMIA
Dicembre 13, 2025
Il presidente provinciale di Avellino a Roma: redditi in calo, dumping contrattuale e rischio desertificazione economica nelle aree interne.

Il lavoro come architrave della società, ma anche come principale fronte di crisi del sistema economico italiano. È questo il messaggio portato dal presidente provinciale di Confesercenti Avellino, Giuseppe Marinelli, all’Assemblea annuale nazionale dell’organizzazione, svoltasi nella Capitale alla presenza del nuovo presidente nazionale Nico Gronchi, di rappresentanti istituzionali e di esponenti del mondo economico e imprenditoriale.  Al centro del confronto il tema “Lavoro, impresa, coesione sociale: le leve per il futuro del Paese”, affrontato anche alla luce delle difficoltà crescenti che investono il commercio e il terziario, in particolare le piccole attività e i negozi di vicinato, sempre più sotto pressione. Nel suo intervento, Marinelli ha richiamato la stretta relazione che lega il livello occupazionale, le condizioni di lavoro e il reddito allo sviluppo delle imprese, sottolineando il ruolo strategico delle attività di piccole dimensioni, che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo nazionale.  “Parlare di lavoro – ha evidenziato – significa parlare di lavoro dipendente, autonomo e professionale, ma anche della crescente povertà del lavoro che oggi coinvolge imprenditori e autonomi. È necessario avere il coraggio di affrontare i temi dei contratti, del welfare, della bilateralità e della dignità delle persone”.  Secondo il presidente di Confesercenti Avellino, il lavoro rappresenta oggi il punto di maggiore criticità del sistema Italia, aggravato da inflazione, concorrenza sleale e dumping contrattuale. Un quadro che, ha spiegato, sta erodendo il valore del lavoro e indebolendo sia i lavoratori sia le imprese.  “Non si tratta di percezioni – ha sottolineato – ma di dati oggettivi: tra il 2019 e il 2024 i redditi da lavoro reali sono diminuiti in media del 3,7 per cento, con una perdita di circa 1.700 euro per lavoratore”.   Se l’analisi si estende al periodo che parte dal 2007, il quadro diventa ancora più preoccupante. In 17 anni il reddito dei lavoratori si è ridotto di circa 4mila euro, mentre per gli autonomi il calo sfiora i 9.800 euro, pari a un quinto del potere d’acquisto.  “Dietro questi numeri – ha aggiunto Marinelli – c’è un tessuto di piccole e medie imprese, ditte individuali e imprese familiari che chiudono o abbandonano i territori”.   Un fenomeno che assume contorni particolarmente gravi nelle aree interne e nel Mezzogiorno.   “In province come Avellino – ha avvertito – il rischio è quello di una vera e propria desertificazione economica e sociale, con la perdita di presìdi fondamentali per la vita delle comunità”.  Da qui l’appello finale a un cambio di passo nelle politiche economiche e del lavoro.  “È una situazione non più sostenibile – ha concluso Marinelli –. Servono interventi urgenti e strutturali per restituire dignità e tutele al lavoro e per salvaguardare il tessuto delle piccole e medie imprese, che rappresenta un pilastro insostituibile dell’economia e della coesione sociale del Paese”.

di Marco Iandolo