
Dal 2 al 4 ottobre il tradizionale appuntamento valdostano riporta al centro del dibattito la politica nazionale. Ospiti, ministri, parlamentari e protagonisti dei partiti. Atteso anche un intervento in collegamento del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro, la presentazione del nuovo libro di Gianfranco Rotondi. Saint-Vincent torna a parlare di politica. E, come spesso è accaduto nella sua storia, non sarà soltanto una questione di convegni, relazioni e strette di mano. Dal 2 al 4 ottobre, nella Sala Comunale di via Martiri della Libertà, il centro valdostano ospiterà una nuova edizione del Convegno Annuale di Saint-Vincent, appuntamento fortemente voluto da Gianfranco Rotondi e destinato a richiamare esponenti di primo piano della politica italiana. Il programma promette una tre giorni fitta di interventi e confronti. Tra gli appuntamenti più attesi c’è la presentazione del libro di Rotondi, “Il partito italiano dalla DC a Berlusconi a Meloni”, pubblicato da Graus. Un titolo che è già, in qualche modo, una chiave di lettura dell’intero appuntamento: raccontare la lunga trasformazione del sistema politico italiano attraverso le sue principali esperienze di governo e, insieme, interrogarsi sul futuro di quella tradizione politica che dalla Democrazia Cristiana arriva fino all’attuale stagione del centrodestra. Non è un caso che il convegno torni proprio a Saint-Vincent. Qui la politica italiana ha una memoria precisa. Tra gli anni Settanta e Novanta fu Carlo Donat-Cattin, storico esponente e leader della Democrazia Cristiana, a inaugurare una tradizione destinata a lasciare il segno. Gli incontri valdostani diventarono progressivamente qualcosa di più di un appuntamento di partito: un luogo nel quale confrontare idee, misurare rapporti di forza, costruire alleanze e, talvolta, anticipare gli orientamenti della politica nazionale. Erano gli anni nei quali un convegno poteva trasformarsi in un vero e proprio laboratorio ideologico. Le discussioni non rimanevano necessariamente confinate alla sala. Da Saint-Vincent passavano analisi, strategie, ipotesi di governo e letture degli equilibri interni ai partiti. Una politica fatta anche di incontri informali, conversazioni nei corridoi, tavoli d’albergo e confronti lontano dai riflettori. È questa eredità che Rotondi intende recuperare. Il parterre annunciato per l’edizione di ottobre è particolarmente significativo. Sono previsti gli interventi di Antoniozzi, Brunetta, Caldoro, Ciaburro, Ciocchetti, Coppo, Crosetto, Del Mastro, Donzelli, Foti, Gelmini, Ghiglia, Malagola, Malan, Marattin, Maullu, Merlo, Molinari, Piantedosi, Pichetto, Ravetto, Santanchè, Sbarra, Sorte e Tufarelli, oltre ad altre personalità della politica e delle istituzioni. Una fotografia ampia e trasversale, che mette insieme esponenti dell’area di governo, parlamentari, protagonisti delle diverse culture del centrodestra e figure provenienti da esperienze politiche differenti. Proprio questa pluralità potrebbe essere uno degli elementi più interessanti della tre giorni. A rendere ancora più rilevante l’appuntamento è previsto anche un intervento in collegamento del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La sua partecipazione, sia pure a distanza, inserisce il convegno nel quadro della discussione sulla fase politica attuale. Il governo guidato da Meloni si trova infatti a fare i conti con una maggioranza articolata, con le dinamiche interne al centrodestra e con la necessità di consolidare un progetto politico destinato a misurarsi con un elettorato sempre più esigente e con un quadro internazionale complesso. Ma Saint-Vincent non è soltanto politica nazionale. Come da tradizione, nei giorni del convegno il paese valdostano sarà animato dalla presenza di numerosi partecipanti. Alberghi, ristoranti, bar e strade del centro torneranno a essere luoghi di incontro e di conversazione. Una sorta di grande salotto politico temporaneo, nel quale la parte ufficiale dell’evento si intreccerà con quella, inevitabilmente meno visibile, delle relazioni personali. È anche questo il tratto particolare di Saint-Vincent. La politica, qui, non si limita al palco. La scelta del luogo conserva dunque un significato che va oltre la semplice continuità con il passato. Riproporre il convegno nella località che fu teatro degli incontri della Democrazia Cristiana significa recuperare un’idea della politica come confronto, elaborazione e costruzione di una cultura di governo. E proprio il libro di Rotondi può diventare il filo conduttore di questa riflessione. Dalla DC a Berlusconi fino a Meloni: tre stagioni profondamente diverse, ma legate dal tentativo di dare una rappresentanza politica a un’area centrale e maggioritaria del Paese. Cambiano i partiti, cambiano i leader, cambiano le parole d’ordine. Restano però le domande fondamentali: quale partito, quale classe dirigente, quale rapporto con gli elettori, quale idea dell’Italia? A Saint-Vincent, nel passato, queste domande hanno contribuito a determinare gli equilibri nazionali. Oggi il convegno prova a riproporle in un contesto completamente diverso. Il vero interesse della tre giorni, dunque, non sarà soltanto capire chi parlerà, ma soprattutto che cosa emergerà dal confronto. Perché un appuntamento politico diventa davvero importante quando riesce a cogliere, prima degli altri, i cambiamenti che stanno maturando. La scommessa di Rotondi è esattamente questa: riportare Saint-Vincent a essere un luogo nel quale la politica non si limiti a commentare l’attualità, ma provi a immaginare quella che viene dopo. E, per tre giorni, la piccola capitale valdostana tornerà a essere osservatorio privilegiato della politica italiana.
di Giuseppe Di Giacomo


