È un periodo turbolento quello che si sta vivendo a Bari, dove il futuro dell’amministrazione comunale pende dal lavoro di una commissione di accesso nominata dal prefetto Francesco Russo su input del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il sindaco della città pugliese, Antonio Decaro, non ha tardato a esprimersi, definendo l’atto una “dichiarazione di guerra” nei confronti del Comune di Bari e, implicitamente, dei suoi cittadini.
Dopo un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari e più di 130 arresti per un presunto schema di scambio voti-legami mafiosi nelle elezioni comunali del 2019, il Viminale ha dato il via al primo passo verso quello che potrebbe diventare lo scioglimento del Consiglio comunale di Bari per infiltrazioni mafiose.
Queste azioni giungono nonostante la precedente affermazione del Procuratore distrettuale antimafia, secondo cui l’amministrazione comunale barese avrebbe saputo tenere testa alla criminalità organizzata negli anni passati. Il sindaco Decaro ha inoltre sottolineato come l’indagine giudiziaria abbia coinvolto individui affiliati al centrodestra, tra i quali un’avvocatessa arrestata insieme a suo marito e una consigliera comunale, Maria Carmen Lorusso, accusata di aver ottenuto il seggio grazie al supporto di clan mafiosi.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha criticato le modalità di annuncio della nomina della commissione, ritenendo la decisione fortemente politicizzata e inopportuna, giunta senza un’adeguata valutazione della documentazione fornita dal sindaco e proprio nel clima pre-elettorale.
Il dibattito si accende sul timing di questa decisione, poiché un’eventuale sentenza di scioglimento indurrebbe al rinvio delle imminenti elezioni comunali fino a 18 mesi, dando vita a una situazione senza precedenti per un capoluogo di regione. Per Decaro, quanto sta avvenendo rappresenterebbe un tentativo di disturbare l’ordine democratico di una città che vede il centrodestra perdere suolo elettorale da due decenni.
Intanto, il sindaco ha già consegnato al prefetto un dettagliato dossier sulla lotta alla criminalità organizzata portata avanti dall’amministrazione, carteggi che, secondo lui, non sarebbero stati considerati prima dell’adozione di questa misura drastica. La vicenda si configura dunque non solo come un confronto tra lo Stato e le autorità locali sul fronte del contrasto alla mafia, ma anche come uno scontro politico all’ombra delle prossime competizioni elettorali. Il prosieguo delle indagini chiarirà l’eventuale esistenza di legami illeciti e le sorti dell’attuale governo cittadino di Bari.
