Nonostante il consenso della maggior parte dei sindacati, l’accordo stipulato fra Stellantis e le rappresentanze dei lavoratori per regolamentare le uscite volontarie dal colosso automobilistico non ha trovato l’avallo della Fiom-Cgil. L’entente accordo-quadro, che mira a delineare il percorso dei dipendenti in procinto di pensionamento o interessati a nuove possibilità professionali, rientra in una strategia complessiva di ammodernamento aziendale, avviata per stare al passo con le mutazioni del settore.
Il piano sottoscritto definisce non solo i criteri di identificazione dei lavoratori interessati, ma anche i relativi trattamenti economici. L’intenzione dichiarata è quella di “definire il quadro di riferimento per gli accordi mirati che saranno negoziati nelle prossime settimane nelle varie realtà aziendali, con l’obbiettivo di adeguare la forza lavoro alle evoluzioni dei processi produttivi offrendo soluzioni condivise ai dipendenti”.
Durante l’annuncio dell’intesa, Stellantis ha sottolineato l’importanza dell’Italia nell’ambito strategico e operativo globale del gruppo, richiamando all’attenzione gli investimenti multimiliardari effettuati di recente nelle attività italiane. Fra questi emergono i progetti come la Gigafactory di Termoli e il lancio di nuove piattaforme tecnologiche, a conferma del ruolo cardine che il Paese ricopre negli scenari futuri dell’azienda.
In aggiunta, l’area torinese si conferma epicentro di rilevanti investimenti, che escludendo il settore manifatturiero raggiungono i 240 milioni di euro. Impressionante è l’elenco delle iniziative: il Battery Technology Center, lo stabilimento per la produzione del cambio elettrificato eDCT, il grEEn Campus e l’Hub di Economia Circolare SustainERA, inseriti nel più ampio piano Mirafiori Automotive Park 2030.
Tuttavia, la Fiom-Cgil, rappresentata da Samuele Lodi e Maurizio Oreggia, si è ufficialmente distanziata dall’accordo. La critica mossa dalla Fiom sottolinea una preoccupante carenza di prospettiva, causata dall’assenza di un piano integrato di assunzioni che possa ristorare l’uscita di forza lavoro matura con nuova linfa giovane. Ciò che preoccupa il sindacato è il rischio di un “azione di svuotamento” degli stabilimenti, che potrebbe compromettere la vitalità e la sostenibilità a lungo termine dell’azienda in Italia.
La discussione sulle conseguenze dell’accordo continuerà nei prossimi giorni, e sarà cruciale osservare come Stellantis e le rappresentanze dei lavoratori procederanno nel trattare le preoccupazioni espresse dalla Fiom-Cgil, soprattutto in riferimento all’occupazione giovanile e al futuro della manodopera nel settore automobilistico italiano.
