Il panorama legislativo italiano sulla cannabis light vede un significativo punto di svolta con l’approvazione di un nuovo emendamento alla legge esistente. La Camera dei Deputati ha infatti ratificato l’articolo 18 del decreto legge sulla sicurezza, che impone una severa regolazione sulla commercializzazione e la distribuzione delle infiorescenze di canapa e dei suoi derivati. Questa disposizione modifica la legge n. 242 del 2 dicembre 2016, precedentemente orientata alla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa.
Il testo approvato proibisce l’importazione, la vendita, la lavorazione e la distribuzione di infiorescenze di canapa, anche se semilavorate, essiccate o triturate. Questa modifica legislativa estende il divieto anche a prodotti quali estratti, resine e oli derivati dalla canapa. Le sanzioni previste rientrano nel quadro del titolo VIII del testo unico sulle sostanze stupefacenti (D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309), rispecchiando una marcata stretta contro la commercializzazione non autorizzata di tali prodotti.
Le reazioni in Aula non si sono fatte attendere. Esponenti delle opposizioni, tra cui Rachele Scarpa del Partito Democratico e Gianmauro Dell’Olio del Movimento 5 Stelle, hanno espresso ferme critiche alla nuova normativa. Scarpa ha evidenziato come il basso contenuto di THC nella cannabis light la renda simile, per effetti psicotropi, al basilico, sottolineando l’assurdità di una regolamentazione così restrittiva. Dell’Olio, invece, ha messo in luce come il provvedimento possa compromettere l’intera filiera produttiva che si è sviluppata attorno a questa coltura.
Angelo Bonelli di Azione per le Scelte Verdi ha accentuato l’attenzione sulle possibili conseguenze economiche del decreto, alludendo a un involontario favore verso le organizzazioni criminali che potrebbero beneficiare dell’illegalità del mercato. La critica più severa riguarda l’interpretazione della norma promulgata, che sembra ignorare le posizioni espresse dal Tar, il quale non considera la cannabis light come una sostanza stupefacente.
Un’emendamento, proposto sempre da Azione e orientato a tutelare i prodotti finiti che rispettano le norme vigenti, è stato respinto durante il voto, anche se parzialmente segreto. Questo ha rafforzato ulteriormente i timori di un impatto negativo sul settore.
Dal canto suo, il governo ha difeso la legge attraverso una nota di Palazzo Chigi, che chiarisce gli obiettivi della nuova normativa: contrastare l’uso ricreativo non autorizzato di questi prodotti per prevenire rischi per la pubblica incolumità, come ad esempio per la sicurezza stradale.
La questione si pone ora al centro di un dibattito più ampio, che tocca non solo aspetti di pubblica sicurezza e salute, ma anche economici e sociali. Questa stretta legislativa pone l’Italia in una nuova fase di regolamentazione del settore della canapa, segnando un momento critico per il futuro di un’industria fino ad ora in crescita e legalmente riconosciuta.
