415 views 3 mins 0 comments

Trump e Putin ad Anchorage, un vertice di scenografia e aperture, ma nessun accordo sull’Ucraina.

In ATTUALITA', IN EVIDENZA
Agosto 15, 2025
È durato circa tre ore il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska sulla crisi in Ucraina.

Si è concluso con molte dichiarazioni di intenti ma senza intese concrete il summit tra Donald Trump e Vladimir Putin, andato in scena nella cornice inusuale della Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage. L’incontro, definito “produttivo” da entrambi i leader, ha offerto spunti simbolici e gesti scenografici, ma non ha segnato svolte decisive sul fronte più atteso: la guerra in Ucraina.

Un vertice atteso

I colloqui si sono svolti in forma ristretta, con solo due consiglieri al fianco dei presidenti russo e statunitense. Trump ha parlato di “ottime chance” per un futuro accordo e di “molti, moltissimi punti di intesa”, pur riconoscendo che le divergenze su alcune questioni cruciali restano aperte. Putin ha parlato di clima “rispettoso e costruttivo”, sottolineando la sincerità del suo interlocutore e la volontà condivisa di cercare una fine al conflitto.

Le reazioni da Kiev

Se Anchorage doveva rappresentare il primo passo verso un negoziato di pace, da Kiev sono arrivate parole fredde. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, alla vigilia del vertice, aveva ribadito: “I negoziati possono essere produttivi solo dopo un cessate il fuoco”. Un messaggio che appare come una doccia fredda sulle aperture emerse dall’incontro.

Il nodo delle garanzie e delle terre rare

Sul tavolo delle trattative sarebbero circolate ipotesi di garanzie di sicurezza per Kiev al di fuori della NATO e di possibili concessioni economiche verso Mosca, incluso l’accesso a risorse strategiche come le terre rare. Nessuna di queste proposte è stata tuttavia confermata ufficialmente, e il summit si è chiuso senza accordi scritti.

Una regia carica di simboli

Il summit ha visto una cornice studiata nei minimi dettagli: tappeto rosso, sorvolo di caccia F-22 e bombardieri B-2, e l’immagine di Trump che fa accomodare Putin sulla sua limousine blindata. Gesti che, secondo diversi osservatori, hanno finito per rafforzare più l’immagine dello “zar” russo che quella della diplomazia americana. A imprimere un ulteriore tocco simbolico ci ha pensato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, arrivato ad Anchorage indossando una maglia con la scritta “СССР”, acronimo in cirillico dell’Unione Sovietica.

Prossime tappe

Putin ha aperto alla possibilità di un futuro incontro a Mosca – “La prossima volta a Mosca”, ha suggerito – ricevendo da Trump una risposta altrettanto aperta: “Potrebbe accadere”. Resta invece tutta da verificare la possibilità di un vertice trilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ritenuto da Trump necessario come passaggio successivo.

Conclusioni

Il bilaterale di Anchorage si chiude dunque come un passaggio interlocutorio: molte parole, alcuni segnali distensivi, ma nessun passo sostanziale verso la pace in Ucraina. Le prossime settimane diranno se le “ottime chance” evocate da Trump potranno trasformarsi in negoziati reali o se resteranno solo suggestioni di un’estate diplomatica in Alaska.

di Marco Iandolo