Un politica di nuove alleanze.

In INSERT POLITICA, POLITICA
Agosto 12, 2024
L’intervento.

Forse da un punto di vista temporale è ancora troppo presto per considerare storicizzati certi comportamenti che hanno contraddistinto la politica attuata dalla D.C. come partito di governo rispetto al tentativo di allargamento dell’area democratica delle fasce di estremismo presenti nel Paese nel dopoguerra. Da una parte il fronte nazionale che a parole minacciava una rivoluzione armata, e le armi le avevano, ma per fortuna politici come Nenni e Togliatti sapevano come tenere a freno i Peppone dell’ epoca.  Dall’altra i fascisti di Almirante e i tiepidi monarchici questi naturalmente e consapevolmente destinati all’estinzione.   Se, senza malanimo e preconcetti, si tenti un minimo di storicizzazione della politica D.C. a partire dagli anni 50 è immediatamente evidente una costante individuabile nel tentativo di una parte importante dei democristiani di allargare la cosiddetta area costituzionale, cercando, di coinvolgere alcuni partiti dell’opposizione caratterizzati da pulsioni rivoluzionarie o totalitarie, per portarli a responsabilità di governo a livello nazionale. Sono diventati partiti di governo nazionale prima il P.S.i. di Nenni, De Martino e Craxi, e poi l’ex P.C.I..   Nel 1995 con la costituzione di Alleanza Nazionale e la cosiddetta svolta di Fiuggi, Gianfranco Fini esprimerà chiaramente alcuni concetti da considerare fondanti della visione di destra del suo partito e che scaturivano dalla incessante attività svolta dalla disciolta Democrazia Cristiana proprio nel tentativo di portare nell’alveo costituzionale l’ex M.S.I..  Fini affermò chiaramente che: ” Il patrimonio di Alleanza Nazionale è intessuto da quella cultura nazionale che ci fa essere comunque figli di Dante e di Machiavelli, di Rosmini e di Gioberti, di Mazzini, di Corradini, di Croce, di Gentile e anche di Gramsci”.   E ancora Fini : ” È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva eliminato. La destra politica non è figlia del fascismo”.

L’attualità vede invece il P.D. impegnato in un’azione di demonizzazione della Presidenza Meloni e del partito FdI ;  il P.D. è invece alleato dei 5Stelle, vero partito dell’antipolitica, dell’ odio per gli avversari e propugnatore della violenza. Il P.D. sbaglia accusando FdI di fascismo rendendo invece invivibile la quotidianità politica che altrimenti potrebbe portare ad attività e riforme condivise per il bene comune degli italiani.  Se ne facciano una ragione Schlein e i suoi sodali che l’attuale governo è stabile e gode di stima e rispetto e soprattutto sta realizzando, specie nel settore economico,  importanti risultati.

Pochi giorni fa il presidente di Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro ha affermato “l’affidabilità dell’Italia è un valore aggiunto dell’Europa. Cresciamo più della Germania”.  Il P.D. dovrebbe invece ricordarsi della battaglia condotta, insieme alle altre forze costituzionali. D.C. in testa, contro le Brigate Rosse, per il bene di tutti gli italiani.  Provi il P.D. e prendere e dare atto al Governo Meloni dei successi ottenuti in economia e nel rilancio del sud Italia; provi ancora il P.D. a non avere chiusure preconcette nei confronti delle riforme che l’attuale governo sta cercando di portare avanti e si adoperi per migliorarle smettendo di fomentare l’odio e cercare la morte degli avversari politici con metodi stalinisti.   Proviamo a immaginare la costruzione e la realizzazione di un novello compromesso storico che realizzi un’azione di governo per l’Italia con il costante confronto con le idee, i programmi e gli interessi del popolo di destra con quelli di sinistra, e finalmente il P.D. riconosca l’esistenza di una destra rispettabile in Italia, lavorando ed agendo per evitare antiche derive. Un  destra moderna e sinceramente democratica serve anche al P.D. perché serve al Paese.

di Domenico Salerno