Due persone sono finite in carcere nell’ambito di un’inchiesta su presunti episodi di usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso e dalla contestata agevolazione del clan Pagnozzi, organizzazione camorristica storicamente radicata nei territori della Valle Caudina. Il provvedimento nasce dall’attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comandi Provinciali di Avellino e Benevento, con il supporto delle Compagnie di Avellino e Montesarchio, e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati sarebbero coinvolti in due distinti episodi. Il primo avrebbe riguardato un giovane di 27 anni della provincia di Avellino, che avrebbe ricevuto un prestito di 500 euro. Dopo appena sette giorni, la somma restituita sarebbe salita a 1.350 euro, con l’applicazione di interessi ritenuti dagli inquirenti di natura usuraria. Le richieste di denaro, secondo l’accusa, sarebbero poi proseguite attraverso minacce e pressioni. Il secondo episodio avrebbe avuto come vittima un 28enne originario della provincia di Napoli e residente in Irpinia, agente per una nota catena di supermercati. L’uomo sarebbe stato sottoposto, secondo la ricostruzione investigativa, a ripetute intimidazioni e violenze finalizzate a ottenere denaro e favori. Tra le contestazioni figurano presunte richieste di assunzione di persone indicate dagli indagati, l’inserimento lavorativo di un pregiudicato segnalato dagli stessi e il pagamento di somme di denaro a titolo estorsivo. Nel corso delle indagini sono stati raccolti elementi attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, servizi di osservazione, acquisizione di immagini da sistemi di videosorveglianza, attività istruttorie e riconoscimenti fotografici. Gli investigatori hanno evidenziato un quadro ritenuto particolarmente grave, anche in relazione alla presunta disponibilità di armi da parte degli indagati, elemento che ha portato alla decisione di procedere con provvedimenti urgenti. Il 5 agosto 2026 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino, pur non convalidando il fermo inizialmente disposto, ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari e ha applicato nei confronti dei due indagati la misura della custodia in carcere. Come previsto dalla legge, si tratta di un provvedimento adottato nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano persone sottoposte alle indagini e devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.
di Marco Iandolo

