
Nella solenne cornice della Basilica di San Pietro si è svolta la Veglia Pasquale, cuore pulsante della tradizione cristiana e momento culminante dell’intero anno liturgico. Una celebrazione densa di simboli, riti antichi e significati profondi, che ha visto il Pontefice guidare i fedeli attraverso un percorso spirituale che dalla notte conduce alla luce della Risurrezione. La liturgia si è aperta con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale, segno potente della luce di Cristo che squarcia le tenebre del mondo. Da qui, la processione verso l’Altare ha introdotto uno dei momenti più suggestivi: il canto dell’Exsultet, antico inno che annuncia con gioia la vittoria della vita sulla morte. È seguita la Liturgia della Parola, un itinerario biblico che ripercorre le tappe fondamentali della storia della salvezza, dalla creazione alla redenzione. Un racconto che, attraverso le Scritture, rinnova nei fedeli la consapevolezza di un cammino che attraversa il dolore ma approda alla speranza. Particolarmente significativo il momento della Liturgia Battesimale, con la celebrazione dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione. Un gesto che richiama alla rinascita spirituale e al rinnovamento della fede, sottolineando il valore della comunità cristiana come spazio di accoglienza e crescita. La celebrazione si è quindi conclusa con la Liturgia Eucaristica, culmine della Veglia, in cui la comunità si è raccolta attorno al mistero della Risurrezione. Nel suo messaggio, il Papa ha offerto una riflessione intensa e attuale: “Il mondo è devastato da guerre e ingiustizie, ma non lasciamocene paralizzare”. Parole che risuonano come un appello diretto a un’umanità spesso smarrita, chiamata a non cedere alla paura o all’indifferenza. Il Pontefice ha invitato i fedeli a vivere la Pasqua non come un evento distante, ma come una forza viva capace di trasformare il presente. In un contesto globale segnato da conflitti e disuguaglianze, la Risurrezione diventa così un invito all’azione, alla responsabilità e alla speranza concreta. La notte di Pasqua, dunque, non è solo celebrazione, ma anche impegno: una luce che non si limita a illuminare, ma spinge a camminare.
di Fausto Sacco

