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Crisi agricola in Basilicata, i Giovani Democratici: “Basta propaganda, servono risposte concrete”

In BASILICATA, MATERA, POLITICA
Ottobre 16, 2026
Sabato 17 ottobre al fianco degli agricoltori lucani e del Comitato Collina Materana. Nel mirino il Governo Meloni e la Giunta Bardi: “Risorse certe, interventi immediati e tempi definiti per sostenere le imprese”.

La crisi che attraversa il comparto agricolo lucano torna al centro del confronto politico. I Giovani Democratici della Basilicata annunciano la propria partecipazione alla mobilitazione promossa dal mondo agricolo e dal Comitato Collina Materana, in programma sabato 17 ottobre, schierandosi al fianco degli agricoltori che chiedono risposte concrete per difendere il proprio lavoro e garantire la sopravvivenza delle aziende.  Una presa di posizione che punta i riflettori sulle difficoltà di un settore strategico per l’economia regionale, stretto tra prezzi riconosciuti ai produttori sempre più bassi, costi di produzione elevati, caro carburanti e incertezze finanziarie. Una situazione che, secondo i Giovani Democratici, rischia di compromettere non soltanto la tenuta delle imprese, ma anche le prospettive occupazionali e il futuro delle nuove generazioni nelle aree rurali della Basilicata.  “Dietro ogni azienda in difficoltà ci sono famiglie, lavoratori e giovani che hanno investito nella propria terra”, sottolineano i GD lucani, evidenziando come non sia più sostenibile chiedere agli agricoltori di resistere mentre produrre diventa economicamente sempre più difficile.

La critica al Governo Meloni

Nel mirino del movimento giovanile del centrosinistra finisce innanzitutto il Governo nazionale, chiamato a fare i conti con la distanza tra gli annunci sulla sovranità alimentare e le condizioni denunciate dagli operatori del settore. Per i Giovani Democratici, la tutela dell’agricoltura non può esaurirsi nella promozione del Made in Italy o nella rivendicazione dell’identità produttiva nazionale. La questione centrale riguarda la capacità di garantire un reddito adeguato a chi coltiva la terra, riequilibrare i rapporti lungo la filiera agroalimentare e contrastare le pratiche commerciali che penalizzano i produttori. Da qui la richiesta rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di mettere in campo misure efficaci contro il caro carburanti e strumenti concreti per tutelare il reddito agricolo. Tra le priorità indicate figurano anche controlli più incisivi sulle pratiche commerciali sleali e maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.

Bardi e Cicala, il nodo delle risorse regionali

La critica dei Giovani Democratici si concentra anche sulla gestione dell’emergenza da parte della Regione Basilicata. Nel comunicato, il movimento richiama la richiesta di venti milioni di euro presentata il 14 ottobre dall’assessore regionale all’Agricoltura, Carmine Cicala, per affrontare le difficoltà legate al costo del gasolio e garantire liquidità alle imprese agricole. Secondo quanto denunciato dai GD, resterebbero da chiarire l’effettiva disponibilità delle risorse e i tempi necessari per la loro erogazione. Un’incertezza che, sostengono, rischia di rendere insufficienti gli annunci rispetto alle esigenze immediate delle aziende, chiamate a far fronte a scadenze, pagamenti e programmazione delle attività produttive.  “Un finanziamento annunciato non paga una fattura e non consente di programmare una semina”, è la posizione espressa nel documento, che chiama direttamente in causa il presidente della Regione, Vito Bardi, e l’assessore Cicala.  La richiesta rivolta alla Giunta regionale è quella di passare dalle dichiarazioni agli atti concreti: risorse effettivamente disponibili, provvedimenti operativi e un calendario pubblico degli interventi. Per i Giovani Democratici, gli agricoltori hanno bisogno di certezze e non possono essere lasciati in attesa di risposte dai tempi indefiniti.

Il futuro dei giovani passa anche dai campi

La crisi agricola, nella lettura dei GD lucani, non riguarda soltanto i bilanci delle imprese, ma investe direttamente il futuro sociale ed economico della regione. Senza condizioni adeguate per sostenere gli investimenti, l’agricoltura rischia di perdere proprio quelle nuove generazioni che potrebbero contribuire al ricambio imprenditoriale e alla vitalità dei territori. Ogni azienda costretta a chiudere, osservano, significa meno lavoro, comunità locali più fragili e minori possibilità per i giovani di costruire il proprio futuro senza essere costretti a lasciare la Basilicata. È anche per questo che il movimento annuncia la propria presenza alla mobilitazione di sabato, precisando di voler rispettare l’autonomia della protesta promossa dagli agricoltori. Una partecipazione che intende tradursi in un segnale di solidarietà, ma anche in una richiesta di responsabilità politica rivolta alle istituzioni regionali e nazionali.

“La loro voce merita ascolto”

Nel finale del comunicato, i Giovani Democratici tornano ad attaccare l’atteggiamento delle forze di governo, accusate di non assumersi fino in fondo la responsabilità della crisi. “La destra governa a Roma e in Basilicata: smetta di comportarsi da spettatrice della crisi e si assuma la responsabilità delle soluzioni”, è il messaggio rivolto agli esecutivi nazionale e regionale.  Non manca, infine, una critica alla copertura mediatica della protesta. I GD denunciano quello che considerano uno spazio insufficiente riservato dai media nazionali alle difficoltà del mondo agricolo, sollevando interrogativi sull’attenzione dedicata a una categoria ritenuta fondamentale per il sistema economico e sociale del Paese. L’appuntamento di sabato 17 ottobre diventa così, per i Giovani Democratici della Basilicata, l’occasione per ribadire che la difesa dell’agricoltura non può fermarsi agli slogan. La sfida, sostengono, è trasformare le richieste degli operatori in decisioni verificabili, con tempi certi e risorse adeguate. Perché, quando è in gioco la tenuta delle aziende agricole, il futuro delle comunità rurali e la possibilità per i giovani di restare nella propria terra, la risposta delle istituzioni non può più essere rinviata.

di Fausto Sacco