
Il cuore enologico della Basilicata si prepara a un grande traguardo. Il Vulture Alto Bradano, terra di vigneti e vulcano spento, patria dell’Aglianico del Vulture, ha ufficialmente presentato la propria candidatura a Città Italiana del Vino 2026, riconoscimento promosso dall’associazione nazionale Città del Vino. Capofila dell’iniziativa è il Comune di Ripacandida, affiancato da altri 13 Comuni: Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Lavello, Forenza, Palazzo San Gervasio, Venosa e Maschito. Un fronte unito che, attraverso un lavoro di squadra, ha dato vita a un dossier di candidatura ricco di progettualità. Il documento raccoglie schede e proposte che valorizzano eventi, manifestazioni e idee innovative, pensate per coinvolgere comunità locali, giovani generazioni, famiglie, operatori del settore e turisti. L’obiettivo è trasformare il Vulture in un laboratorio di esperienze enogastronomiche, culturali ed economiche in grado di generare ricadute durature sul territorio. Determinante il ruolo di Mauro Tucciariello, coordinatore regionale delle Città del Vino per la Basilicata, che ha seguito passo dopo passo l’elaborazione del dossier. Il sindaco di Ripacandida, Michele Donato Chiarito, ha sottolineato l’importanza del progetto: “Questa candidatura è la dimostrazione che, quando i Comuni fanno rete, il territorio cresce. Il Vulture Alto Bradano si candida a essere non solo terra del vino, ma anche laboratorio di innovazione, cultura, economia e inclusione. Le ricadute per le cantine, per il turismo e per le famiglie saranno tangibili e durature”. Con questa sfida, il Vulture si mette al centro della scena nazionale, confermandosi non solo culla di uno dei rossi più apprezzati d’Italia, ma anche territorio dinamico, capace di coniugare tradizione vitivinicola e visione futura.
di Fausto Sacco

