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Dalla clandestinità del ’43 all’Italia del 2025: può rinascere la Democrazia Cristiana?

In OPINIONE, POLITICA
Agosto 10, 2025
Il documento fondativo scritto da Alcide De Gasperi ispira ancora oggi, ma tra ideali realizzati, promesse incompiute e nuove sfide globali, la sua attualità è tutta da verificare.

Nel 1943, in un’Italia spezzata dalla guerra e dal crollo del fascismo, Alcide De Gasperi scriveva, di suo pugno e in clandestinità, un testo destinato a segnare la storia: Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana. Non era un manifesto di parte, ma un programma per la rinascita democratica e sociale della nazione, fondato su libertà politica, giustizia sociale e valori morali.  Oggi, a oltre ottant’anni di distanza, Gianfranco Rotondi rilancia quel documento come punto di partenza per riflettere sul futuro della Dc e, più in generale, sul progetto politico che possa unire identità cristiana, coesione sociale e modernità. La domanda è semplice: quanta parte di quel programma è diventata realtà e quanta resta lettera morta?  Molti obiettivi del ’43 sono entrati nel Dna della Repubblica: il suffragio universale, la separazione dei poteri, la Corte Costituzionale, le Regioni, la tutela della libertà religiosa e il principio di giustizia sociale sancito dalla Costituzione. Altri, invece, sono rimasti incompiuti: la partecipazione dei lavoratori agli utili, la diffusione capillare della proprietà, la lotta ai monopoli industriali e finanziari, una vera seconda Camera delle professioni, un’equa distribuzione internazionale delle risorse.  De Gasperi sognava anche un ordine internazionale fondato sul disarmo progressivo e sulla solidarietà fra i popoli: un’utopia nobile che, nell’era della guerra in Ucraina e delle tensioni globali, appare ancora lontana.  Rileggere oggi le Idee ricostruttive non significa fare archeologia politica, ma misurarsi con un impianto di pensiero che teneva insieme crescita economica e coesione sociale, libertà individuale e responsabilità collettiva. Il mondo è cambiato: globalizzazione, rivoluzione digitale, emergenza climatica e nuove disuguaglianze non erano all’orizzonte del 1943. Ma lo spirito di quel testo — che rifiuta sia il totalitarismo che il liberismo selvaggio — conserva un’attualità sorprendente.   Ripartire da De Gasperi, dunque, può avere due significati: recuperare la coerenza e la chiarezza di un progetto che ha costruito la democrazia italiana, oppure reinterpretarlo alla luce delle sfide del XXI secolo. In entrambi i casi, il punto fermo resta lo stesso: senza un’idea alta di politica, capace di guardare oltre l’emergenza e di unire gli italiani su valori comuni, non c’è vera ricostruzione. Né nel 1943, né nel 2025.

di Marco Iandolo