Eugenia Carfora: Il Coraggio che Illumina l’Ombra.

In INSERTI ATTUALITA'
Gennaio 12, 2026
La preside che non ha mai smesso di cercare i suoi ragazzi.

Ci sono storie che non hanno bisogno di artifici letterari, perché la realtà possiede un battito così forte da superare ogni finzione. Quella di Eugenia Carfora è una melodia ostinata di resistenza. È la storia di una donna che ha scelto di restare dove molti preferirebbero voltarsi dall’altra parte; una donna che crede, con una fede incrollabile, che la scuola sia l’ultimo argine prima del baratro, l’unico faro acceso contro la rassegnazione e l’illegalità. Questa non è solo una cronaca locale: è un grido che parte dal cuore fragile del Parco Verde di Caivano per scuotere l’intera coscienza del Paese. Una voce tra i palazzi del silenzio. Eugenia Carfora non si limita ad abitare un ufficio. Lei è una presenza che respira tra le strade, una voce che chiama ogni ragazzo per nome, rompendo il silenzio complice dell’abbandono. Nata nel 1960 a San Felice a Cancello, ha trasformato la sua laurea in Scienze dell’Educazione in una missione di frontiera. Per lei, educare non è mai stato un semplice esercizio didattico, ma un atto di salvataggio.  Il suo destino si incrocia con Caivano nel 2007. Quando vince il concorso da dirigente, si ritrova proiettata in una delle piazze di spaccio più feroci d’Europa. Lì, dove la speranza sembra un lusso inutile, Eugenia compie un gesto rivoluzionario nella sua semplicità: esce in strada. Sale le scale fatiscenti dei palazzi, bussa a porte blindate, sfida lo sguardo della criminalità per andare a riprendersi i suoi studenti.   “Se perdo un minuto, perdo un ragazzo”, ripete come una preghiera laica. È una lotta solitaria contro il tempo e contro quella dispersione scolastica che, come un buco nero, risucchia i sogni dei più piccoli.   L’Istituto Morano: Trincea di Speranza. Dal 2013, guida l’Istituto Professionale “Francesco Morano”. Sotto la sua ala, l’edificio ha smesso di essere un insieme di mura per diventare un presidio di civiltà. Qui, tra le aule, non si insegna solo un mestiere, ma si impara a esistere. Carfora ha affrontato minacce velate, solitudini istituzionali e l’indifferenza di chi considera quei territori “perduti”. Eppure, non ha mai indietreggiato di un solo passo. La sua bussola è un’idea tanto semplice quanto potente: ogni ragazzo è un figlio, e nessun figlio si lascia indietro.   Dal Documentario alla Fiction: Il Volto del Riscatto. Il grande pubblico ha potuto scorgere la profondità di questa battaglia grazie alla miniserie di Rai 1, La Preside, dove una magistrale Luisa Ranieri ha dato volto e anima alla sua determinazione. Ma le radici di questo racconto affondano nel documentario di Domenico Iannacone, Come figli miei, che per primo ha mostrato al mondo la verità di questa donna: non un’eroina di ghiaccio, ma una persona vera, capace di piangere, di cadere e di rialzarsi, sempre con lo sguardo rivolto ai suoi ragazzi.  Un Appello per il Futuro. Oltre la luce dei riflettori, resta la polvere della strada e l’urgenza di un cambiamento strutturale. Eugenia Carfora continua a battersi per una giustizia sociale che passi dai banchi: chiede l’estensione dell’obbligo scolastico fino ai 18 anni e una presenza dello Stato che non sia solo emergenziale, ma quotidiana. La sua storia ci commuove perché è terribilmente autentica. È l’immagine più bella di un Sud che non abbassa la testa, di una scuola che non si limita a istruire, ma che salva. Eugenia Carfora ci ricorda che educare è, prima di tutto, un atto di immenso coraggio quotidiano. Ci insegna che per cambiare il destino di una terra tormentata, a volte, basta la forza di una donna che non smette mai di cercare i propri figli.

di Carmine Tomeo