Nel 2026, in Italia, la maternità resta un forte ostacolo professionale. Lavora solo il 58% delle madri con figli piccoli. Nel settore privato, il 25% delle under 35 abbandona il lavoro dopo il primo figlio, e si registra una penalizzazione salariale fino al 30%. I figli sono spesso una scelta difficile a causa della precarietà.Il dato emerge dall’XI edizione del Rapporto “Le Equilibriste. La maternità in Italia.” elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children. Eppure, qualcosa si muove. Promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia e dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sviluppata da UNI Ente Italiano di Normazione, nasce il primo strumento a disposizione di tutte le organizzazioni per aiutarle ad adottare misure a favore della conciliazione vita-lavoro, delle pari opportunità e del benessere organizzativo, affinché sia possibile per tutti dosare con equilibrio e senza vincoli penalizzanti, le responsabilità della cura familiare e quelle del lavoro. Favorire un equilibrio concreto tra vita privata e lavoro, sostenere la genitorialità e valorizzare il ruolo delle imprese nel contrasto alla crisi demografica sono i principali obiettivi della nuova UNI/PdR 192, la prassi di riferimento dedicata ai sistemi di gestione per la conciliazione vita familiare-lavoro in grado di rendere un’organizzazione “family friendly” Si tratta di uno strumento innovativo, rivolto alle organizzazioni che intendono adottare politiche strutturate a sostegno dei carichi dei nuclei familiari, della maternità, della paternità e dei caregiver. La UNI/PdR 192 introduce un modello organizzativo basato su alcuni cardini: politiche aziendali formalizzate per la conciliazione vita-lavoro, piani strategici con obiettivi misurabili, azioni concrete a supporto dei dipendenti e delle dipendenti, un sistema di monitoraggio attraverso indicatori di prestazione e meccanismi di miglioramento continuo. Le aree di intervento prevedono: l’adozione di misure strutturate per favorire la continuità di carriera delle madri, dei padri e dei caregiver, la promozione di iniziative di prevenzione e cura dei bisogni di salute, l’implementazione di forme di flessibilità nei tempi e nei modi di lavoro, l’offerta di supporti economici e servizi dedicati alla cura dei figli. La prassi prevede inoltre un sistema di certificazione di terza parte, che – per misurare il livello di maturità delle singole organizzazioni si avvale di indicatori di prestazione su diversi fattori. Tra questi: l’organizzazione del lavoro e della flessibilità oraria/spaziale, il supporto alla maternità, alla genitorialità, agli impegni di cura, la salute e benessere, il sostegno economico e servizi per le famiglie, lo sviluppo professionale e la continuità di carriera. La certificazione di parte terza attesterebbe l’impegno concreto per la conciliazione tra vita familiare e lavoro. All’adozione della prassi UNI/PdR 192 il recente “decreto lavoro” varato dal Governo ha associato inoltre uno sgravio contributivo, un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino al 1% cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa. Le risorse stanziate in via strutturale ammontano a 7 milioni per il 2026 e a 12 milioni l’anno per il 2027 e il 2028. A queste si aggiungono 14 milioni per un percorso di accompagnamento alla certificazione, che saranno messi a disposizione delle imprese attraverso un avviso pubblico realizzato dal ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità in collaborazione con Unioncamere. “La prassi UNI/PdR 192 – afferma Marco Spinetto, Presidente UNI – si inserisce in un più ampio processo di crescente presidio della normazione UNI sui temi sociali anche grazie allo stimolo che ci arriva dai soci e dai portatori di interesse: l’attenzione alle persone e all’equilibrio tra le diverse componenti essenziali della loro vita di lavoratori e lavoratrici non rappresenta soltanto una misura di welfare, ma costituisce una decisiva leva strategica per la sostenibilità, l’inclusione e la competitività del sistema socioeconomico nazionale”.
dalla redazione

