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Il Dilemma degli Autovelox: Lucrosa Sorveglianza o Tassa Occulta?

In ECONOMIA
Giugno 02, 2024

L’argomento degli autovelox installati lungo le strade italiane si è sempre mostrato come una questione controversa, oscillante tra la necessità di garantire la sicurezza stradale e l’accusa di rappresentare una sottile forma di prelievo fiscale non dichiarato. Nel corso degli anni, queste installazioni hanno garantito entrate significative per le casse delle amministrazioni locali, contribuendo in modo notevole all’economia comunale ma sollevando anche interrogativi sulla loro effettiva finalità.

La recente indagine condotta da Assoutenti, che ha avuto accesso ai dati pubblicati dal Ministero dell’Interno, illumina la dimensione economica associata a questi dispositivi. L’analisi rivela che, da nord a sud, numerosi comuni hanno registrato introiti sostanziosi grazie a queste installazioni. In particolare, emerge il caso straordinario del piccolo centro di Colle Santa Lucia, nelle Dolomiti, dove l’unico autovelox presente ha generato, nel triennio 2021-2023, introiti per 1.265.822 euro, traducendosi in media in 3.616 euro per ogni abitante. Un dato che fa riflettere sul rapporto tra l’effettivo bisogno di controllo della velocità e la generazione di revenue.

Il Salento non è da meno, con circa 8,7 milioni di euro accumulati nel 2023 dai suoi autovelox. I dati di Galatina, Trepuzzi, Cavallino e Melpignano evidenziano una concentrazione di rilevatori lungo strade forse troppo redditizie per essere considerate meramente pericolose.

L’attrito tra sicurezza e profitto si manifesta anche in Campania, con la statale 372 Telesina che ha generato per i comuni di Puglianello, Castelvenere e Torrecuso guadagni per oltre 2,3 milioni di euro. Anche il Lazio, particularmente il litorale sud laziale con la via Flacca, ha visto arricchirsi i bilanci comunali di Terracina, Formia e Gaeta grazie ai dispositivi di rilevazione della velocità.

Di fronte a questa realtà, il governo ha recentemente introdotto normative mirate a limitare l’utilizzo dei cosiddetti autovelox “furbetti”, che sembrano posizionati più per incrementare le casse comunali che per deterrenza o sicurezza. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha specificato che mentre gli autovelox continueranno a essere posizionati nei punti ritenuti pericolosi, quelli considerati meno onesti nella loro collocazione non saranno più ammissibili.

Queste misure hanno l’intento di bilanciare la necessità di sicurezza stradale con la trasparenza amministrativa, in un paese dove la strada deve essere un luogo di passaggio sicuro piuttosto che una fonte di guadagno indiretto. La crescente attenzione su questo fenomeno da parte della cittadinanza e delle associazioni indica un bisogno impellente di regolamentazione e controllo che escluda gli interessi economici dalla gestione della sicurezza su strada.

In conclusione, mentre gli autovelox possono indubbiamente svolgere un ruolo importante nella moderazione della velocità e nella prevenzione degli incidenti, è essenziale un’attenta valutazione sulla loro distribuzione e sui motivi sottostanti. Solo così potremo assicurare che la sicurezza stradale non sia offuscata da interessi fiscali mascherati.