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Ilaria Salis ottiene gli arresti domiciliari a Budapest: un passo avanti nella complicata vicenda giudiziaria

In POLITICA
Maggio 15, 2024

Dopo oltre un anno trascorso nelle celle di un carcere ungherese, Ilaria Salis, attivista milanese di 39 anni, vede un cambiamento significativo nel suo caso giudiziario. Il tribunale di seconda istanza di Budapest ha finalmente accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati, permettendole di trasferirsi agli arresti domiciliari nella capitale ungherese.

Ilaria Salis, candidata alle prossime elezioni europee con Avs, era stata arrestata con l’accusa di aver aggredito militanti di estrema destra. La situazione di Ilaria ha catalizzato l’attenzione non solo mediatica ma anche politica, evidenziando una serie di dinamiche complesse tra l’Italia e l’Ungheria e sollevando questioni pertinenti in merito ai diritti umani e alla giustizia internazionale.

Il cambiamento della misura cautelare, ora agli arresti con braccialetto elettronico, è arrivato dopo il pagamento di una cauzione di 40.000 euro. Questo passaggio, tuttavia, non solo rinforza la difesa di Ilaria ma solleva anche questioni più ampie sul sostegno, o la mancanza di esso, da parte delle istituzioni italiane.

Roberto Salis, padre dell’attivista, non ha mancato di esprimere il proprio sollievo per questa evoluzione, ma anche il proprio disappunto per l’assenza di azioni concrete da parte dei ministeri italiani della Giustizia e degli Esteri. A suo dire, queste istituzioni dovrebbero essere i baluardi di difesa dei diritti e degli interessi dei cittadini all’estero, cosa che nel caso di sua figlia sembra essere stata trascurata.

Il dialogo su questa vicenda si inserisce in un contesto più ampio di relazioni europee, con una particolare attenzione al rispetto dei diritti fondamentali. L’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che hanno espresso soddisfazione per la decisione del tribunale ungherese, non ha placato le critiche. Anzi, ha alimentato un dibattito su quanto effettivamente questi gesti rispecchino un impegno concreto piuttosto che una mera formalità diplomatica.

Allo stesso tempo, il trasferimento agli arresti domiciliari non risolve la situazione di Ilaria Salis ma rappresenta un importante passo avanti verso il suo possibile ritorno in Italia. Secondo la legge quadro del Consiglio europeo del 2009 concernente il riconoscimento reciproco delle decisioni sulle misure alternative alla detenzione, potrebbero aprirsi nuove vie per un suo rientro definitivo.

Ilaria e la sua famiglia restano caute nel loro ottimismo. Il percorso giudiziario di Ilaria resta denso di incertezze e la strada per una sua completa liberazione appare ancora lunga e piena di ostacoli.

Politici e attivisti di varie fazioni continuano a seguire la vicenda, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione sui diritti dei cittadini italiani all’estero e sulla correttezza delle procedure giudiziarie internazionali. La candidatura di Ilaria alle elezioni europee sotto le liste di Avs diviene, in questo contesto, non solo una scelta politica ma anche simbolo di una battaglia più ampia per la giustizia e il rispetto dei diritti umani.

La vicenda di Ilaria Salis, ora agli arresti domiciliari, rimane un caso emblematico delle sfide e delle complessità del sistema giudiziario internazionale, nonché un monito sulla necessità di una maggiore sinergia e responsabilità da parte delle strutture governative nazionali nell’assistenza dei loro cittadini all’estero.