Sembra che il cammino verso la parità di genere incontri ancora ostacoli nascosti, anche nei dettagli che potremmo considerare più insignificanti. Un recente studio condotto da Bankitalia getta luce su una sottile ma persistente forma di discriminazione di genere che si manifesta fin dalle prime tappe della carriera professionale, in particolare nel campo economico. Il focus dell’analisi è il linguaggio utilizzato nelle lettere di presentazione, quei documenti che dovrebbero aprire le porte del mondo del lavoro agli aspiranti professionisti.
Secondo i risultari pubblicati nella ricerca intitolata “Le donne nella professione economica: il ruolo del linguaggio di genere nelle lettere di referenze all’inizio della carriera”, si registra una marcata disparità tra le descrizioni utilizzate per candidati maschili e femminili. Nel dettaglio, pare che le candidate vengano sovente descritte attraverso attributi come la diligenza e l’impegno, piuttosto che con aggettivi qualificativi che ne sottolineino il talento e la brillantezza. Questo contrasto non è di poco conto, in quanto le qualificazioni attribuite possono influenzare significativamente le opportunità di successo dei giovani economisti nei primi passi della loro carriera.
Il dato più preoccupante emerge dall’atteggiamento degli autori maschi di queste lettere, i quali tendono a perpetuare questa distinzione di genere in maniera più marcata. Gli accademici senior uomini, infatti, utilizzano con maggiore frequenza terminologie che rinforzano gli stereotipi di genere, a differenza delle loro colleghe femmine che mostrano una tendenza più neutrale e meno discriminante nella redazione di tali documenti.
Queste osservazioni non sono solo teoriche; hanno dei risvolti pratici diretti sulla vita delle persone coinvolte. Le conseguenze di un linguaggio carico di stereotipi si traducono in una minore probabilità per le donne di emergere in una professione che, per troppo tempo, è stata dominata dalla presenza maschile. I termini utilizzati nelle lettere di referenza non sono semplicemente parole su carta: possono aprire o chiudere porte, possono essere la chiave di un successo o il sigillo di un invisibile soffitto di cristallo che si frappone tra le donne e le posizioni di prestigio nel mondo dell’economia.
Di fronte a questa evidenza, emerge l’importanza di educare e sensibilizzare tutti gli attori coinvolti, a partire dagli autori delle lettere di referenza, circa l’uso di un linguaggio che promuova l’eguaglianza e rispecchi il vero talento e le competenze dei candidati al di là del loro genere. Si tratta di un passo necessario non solo per assicurare un terreno di gioco paritario per tutti, ma anche per valorizzare appieno il potenziale professionale di individui che altrimenti potrebbero rimanere in ombra a causa di pregiudizi ormai superati. La sfida è quella di costruire un ambiente lavorativo inclusivo dove le parole usate per descrivere l’abilità professionale rispecchino la realtà senza filtri di genere.
