Un’ondata di novità positive soffia sul mercato del lavoro italiano nel 2023. Secondo i dati forniti dall’Istat, l’occupazione ha registrato un aumento di 481mila unità rispetto al 2022, segnando un numero eccezionale da quando sono iniziate le valutazioni nel 2004. Trainato soprattutto dal lavoro a tempo indeterminato, l’attuale contesto lavorativo si presenta dinamico e in crescita, mostrando vitalità post-pandemica.
La maggiore stabilità lavorativa è stata registrata con un incremento di 491mila posti fissi rispetto all’anno precedente. Questa crescita può essere attribuita a una maggiore permanenza nel mondo del lavoro da parte delle fasce di età più anziane – un dato che riflette sia la tendenza demografica che le politiche pensionistiche – e a una tendenza delle imprese a offrire contratti più stabili in un contesto di mercato fervido.
L’invecchiamento del mercato del lavoro è riscontrabile nell’aumento notevole di occupati over 50, passati dai 4,85 milioni del 2004 ai 9,4 milioni attuali. Quest’ultimi costituiscono un baluardo per la struttura dell’occupazione italiana, con un balzo di 418mila occupati in questa fascia etaria rispetto al 2022.
Importanti passi avanti sono stati fatti anche nell’occupazione femminile, che raggiunge un picco record del 52,5% da quando si raccolgono i dati, testimoniando una maggiore integrazione delle donne nel mercato del lavoro. Ciononostante, permangono differenze rappresentative tra uomini e donne, con un gap ancora notevole: stiamo parlando di quasi 18 punti percentuali di distanza dall’occupazione maschile, fissata al 70,4%.
Il ministro del Lavoro Marina Calderone ha commentato con favore questi risultati, evidenziando comunque alcune criticità come il disallineamento tra domanda e offerta di competenze nel mercato del lavoro.
Nonostante le cifre promettenti, enti sindacali come la Uil evidenziano che permangono diseguaglianze di genere e territoriali nel nostro Paese. In particolare, l’occupazione femminile varia significativamente in base alla geografia, con un notevole divario di oltre trenta punti percentuali tra l’Emilia e la Sicilia.
L’incremento dell’occupazione ha portato a risultati positivi anche per altre categorie lavorative: i lavoratori indipendenti sono aumentati di 62mila unità, tornando a superare i cinque milioni. Di contro, gli occupati con contratto a termine diminuiscono, scendendo sotto la soglia dei tre milioni.
Da segnalare anche un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che si riducono di 468mila unità, e un decremento dei disoccupati di lunga durata, ovvero coloro che cercano lavoro da oltre un anno.
La ricerca di lavoro vede un incremento del ricorso ai centri pubblici per l’impiego, che salgono al 25,8% (+3,5 punti), sebbene la via preferenziale resti quella informale attraverso parenti e amici, scelta dal 76,6% dei candidati.
In conclusione, il 2023 si annuncia come un anno di svolta per il mercato del lavoro in Italia, con segnali incoraggianti per il futuro dell’occupazione nel paese. Resta da vedere come questa tendenza si evolverà nel medio e lungo termine e quali saranno le politiche adottate per colmare le lacune ancora evidenti nel sistema lavorativo italiano.
