Il Partito Democratico arranca in vista delle prossime elezioni comunali in provincia di Salerno. Non si tratta di episodi isolati, ma di una criticità diffusa che rischia di trasformarsi in un vero e proprio caso politico: in numerosi centri sopra i 15mila abitanti, infatti, il PD potrebbe presentarsi senza simbolo, senza candidati o addirittura senza lista. Una situazione che pesa ancora di più perché riguarda il territorio di riferimento del segretario regionale campano, Piero De Luca, e che mette in discussione la capacità organizzativa del partito in una delle aree storicamente più rilevanti. Il caso più emblematico è quello di Pagani, tra i principali comuni dell’Agro nocerino-sarnese. Qui il Partito Democratico rischia di restare completamente fuori dalla competizione: nessun candidato sindaco ufficiale e la concreta possibilità di non riuscire nemmeno a presentare una lista. Nel frattempo, il centrodestra si presenta compatto e competitivo, con ben tre candidati in campo. Non va meglio ad Angri, dove il partito fatica a individuare una figura condivisa per la corsa a sindaco e, anche in questo caso, aleggia il rischio concreto di non riuscire a costruire una lista elettorale. Diversa, ma comunque significativa, la situazione di Campagna. Qui il simbolo del PD non sarà presente, ma per motivi differenti: sono infatti almeno due i candidati riconducibili all’area democratica, segno di una frammentazione interna che impedisce una sintesi politica unitaria. A Salerno, invece, l’assenza del simbolo era già considerata una scelta prevedibile, ma il fenomeno che si registra negli altri comuni amplia la portata del problema, trasformandolo da eccezione a tendenza. Il quadro complessivo evidenzia una difficoltà strutturale del Partito Democratico sul territorio: tra divisioni interne, mancanza di leadership locali e ritardi organizzativi, il rischio è quello di una presenza ridotta o frammentata proprio in una fase elettorale cruciale. Una situazione che inevitabilmente apre interrogativi sulla tenuta del partito in Campania e sulla capacità della dirigenza, nazionale e regionale, di ricompattare le diverse anime in vista delle sfide future.
di Marco Iandolo

