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Quando l’AI riflette i nostri pregiudizi: giovani e istituzioni a confronto contro il razzismo

In ATTUALITA', CAMPANIA, NAPOLI
Marzo 20, 2026
Dai bias nei generatori di immagini alle storie di migrazione e riscatto: a Napoli un laboratorio di idee per costruire una cultura dell’inclusione tra le nuove generazioni.

Non è neutrale l’intelligenza artificiale. E non lo sono nemmeno le immagini che produce. Il caso di Flux Fast 1.1, tra i generatori di immagini più diffusi, lo dimostra chiaramente: quando gli si chiede di rappresentare una prigione, tende a popolarla automaticamente con persone dalla pelle scura, anche senza indicazioni dell’utente. Un riflesso diretto dei dati con cui è stato addestrato, impregnati di disuguaglianze e stereotipi.  È da qui che parte la riflessione al centro dell’incontro “La Città Metropolitana e i giovani: Cultura condivisa dell’inclusione”, ospitato dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa nell’ambito della Settimana di azione contro il razzismo, promossa dall’UNAR. Un’occasione di confronto che ha coinvolto studenti, istituzioni, accademici e associazioni, con un obiettivo chiaro: educare le nuove generazioni a riconoscere e contrastare le discriminazioni, anche quelle più invisibili.

Perché oggi il razzismo non si manifesta solo nei comportamenti, ma anche negli algoritmi. Studi recenti, come quelli dell’UNESCO, evidenziano come i modelli linguistici associno ancora le donne prevalentemente alla sfera domestica, mentre agli uomini vengono attribuiti ruoli professionali e di leadership. Non si tratta di errori casuali, ma di distorsioni sistemiche che rischiano di essere amplificate su larga scala. Accanto all’analisi critica, però, spazio anche alle storie. Quelle di chi attraversa confini e difficoltà per ricostruire la propria vita: giovani donne hazare fuggite dall’Afghanistan, migranti partiti dal Bangladesh e arrivati in Italia dopo viaggi segnati da fame e violenza. Racconti che ribaltano ogni stereotipo e restituiscono dignità e complessità alle persone. Un esempio concreto di inclusione arriva anche dall’innovazione: la Apple Developer Academy ha sviluppato un’app a supporto delle donne delle aree rurali di Zanzibar, aiutandole a prendere decisioni finanziarie consapevoli e a raggiungere l’autonomia economica. Tecnologia, dunque, non solo come possibile fonte di bias, ma anche come strumento di emancipazione.  L’incontro ha alternato momenti istituzionali e attività laboratoriali, coinvolgendo attivamente gli studenti in dibattiti, proiezioni e workshop dedicati al rapporto tra intelligenza artificiale e discriminazione. Un dialogo aperto e partecipato, che ha dimostrato quanto sia fondamentale formare cittadini consapevoli, capaci di leggere criticamente la realtà – digitale e non. Il messaggio finale è semplice quanto urgente: l’inclusione non è un principio astratto, ma una pratica quotidiana. E riguarda tutti, anche le macchine che costruiamo. Perché, in fondo, “l’altro” non è un pericolo, ma una risorsa. Sempre.

di Fausto Sacco