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Umberto Bossi, luci e ombre

In ATTUALITA', INSERTI ATTUALITA', OPINIONE
Marzo 20, 2026
Il punto della situazione di Domenico Salerno…..

Di fronte alla morte, per convenzione si è indotti a parlare in bene del deceduto. Per ipocrisia, o per pietà, la pietas cristiana, si afferma che è andato via un brav’uomo. Ma la morte non cancella quello che nella vita si è realizzato e gli errori commessi o peggio le conseguenze prodotte nella società circostante delle idee tossiche e nocive che nulla hanno portato all’umanità, anzi hanno contribuito in negativo alla realizzazione di una società ingiusta e violenta.  I commenti della politica alla morte di Umberto Bossi hanno evidenziato il tratto affabulante del “Senatur”, la sua indubbia valenza politica, la capacità di trascinare migliaia di individui seguendo le sue idee e le sue valutazioni. Un commento distaccato è venuto solo da una parte del P.D., non da Bersani che ha parlato di Bossi con espressioni patetiche che ormai gli sono congeniali. Quando parla Bersani sembra ascoltare l’omelia di un bravo curato di campagna, e talvolta un comico che non fa più ridere. Da parte del P.D. si sono espresse le dovute condoglianze ma ci si è ben guardati dal far emergere valutazioni politiche e sociali sull’attività svolta da Bossi. Per dovere di lealtà verso sé stessi ed i lettori è opportuno, invece, esprimere senza un ipocrito buonismo delle valutazioni il più possibili non dettate da partigianeria ma avendo come riferimento il bene comune da realizzare nell’attività politica. Prima di tutto si può tranquillamente affermare che Umberto Bossi è stato un uomo politico che ha saputo far nascere intorno alla propria persona un movimento che ha raggiunto anche una presenza di parlamentari di tutto rispetto, potendo così incidere a livello di politica nazionale.  Lombardia e Veneto sono state regioni a prevalenza di fede leghista, improntando la gestione sulle posizioni e le idee propugnate dal fondatore del movimento. Ma dopo aver dato atto della sua abilità politica passando al contenuto delle proposte bossiane non possiamo non rilevare tutta la componente di populismo, xenofobia e odio sociale che hanno caratterizzato e sono ancora oggi espressione del movimento leghista. Rispetto agli sproloqui che si sono sentiti a Pontida che auspicavano addirittura il distacco delle regioni del Nord dalla Repubblica italiana, attualmente i responsabili del movimento hanno edulcorato le posizioni estreme, cercando addirittura una presenza politica nelle regioni del sud Italia. Ma il leghismo non ha reso un buon servizio all’Italia. Sicuramente ha accelerato la dissoluzione dei partiti che tradizionalmente avevano governato ‘Italia sino agli inizi degli anni 90, partiti che avevano abdicato all’esercizio di una politica a vantaggio della società per diventare in parte centri di potere e talvolta di tipo affaristico. Ma il leghismo non ha aiutato l’Italia a crescere nel suo complesso. Da un punto di vista economico ha privilegiato le più ricche economie dell’Italia settentrionale a discapito dei servizi pubblici che nel sud Italia hanno avuto risorse minori e fornito quindi standard inferiori, non contribuendo a diminuire il dislivello di contributi corrisposto dal Mezzogiorno alla finanza pubblica a partire dell’unificazione e dalla costituzione del Regno d’Italia. Il Mezzogiorno è tuttora in credito eppure da fonte leghista si è attentato con l’autonomia differenziata alla realizzazione di equilibri sociali tra le varie regioni. Su questo argomento si sono riscontrati differenti sensibilità anche all’interno dei partiti di centro-destra. Il senatore Bossi non ha mai fatto mistero dei suoi sentimenti di avversione nei confronti del sud dell’Italia, peraltro ricambiati; si pensi alla querela nei confronti di Pino Daniele per le affermazioni scatologiche di quest’ultimo sulla persona del senatore.  Duole pensare che l’odio nei confronti dei cittadini meridionali non è circoscritto agli stadi di calcio ma si ritrova nei rapporti quotidiani e nel sociale. La lega non ha contribuito alla realizzazione di un’Italia più giusta, rispettosa delle libertà individuali e della tutela dell’ambiente ma soprattutto non è voluta crescere cercando di diventare un partito, seppure conservatore, ma di una destra illuminata, europea, garantista dei diritti complessivi, tollerante con coloro che attestano opinioni differenti dalle proprie. L’operazione di estromissione del Generale Vannacci per fortuna si inserisce nel solco di un avvicinamento sostanziale della Lega ad un’area di destra democratica e ci si augura che una nuova classe dirigente del partito, magari vicina a figure come Giancarlo Giorgetti, vice-segretario federale, abbandoni la parte populista, divisiva e poco rispettosa dei diritti civili per avvicinarsi alla realizzazione di un partito moderno e democratico, magari senza perdere lo spirito combattivo che bisogna assolutamente riconoscere al suo padre fondatore Umberto Bossi.

di Domenico Salerno