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Referendum: il sorteggio dei magistrati ripristina la democrazia

In ATTUALITA', INSERT POLITICA, OPINIONE
Febbraio 28, 2026
La separazione delle carriere e il sorteggio dei membri del CSM riportano la democrazia alle sue origini.

di Giuseppe Cestone – La convocazione del referendum del prossimo 22 e 23 marzo è un momento in cui la cittadinanza è chiamata ad esercitare la forma più pura del proprio diritto democratico. La separazione delle carriere e il sorteggio dei membri del CSM riportano la democrazia alle sue origini. Nell’antica Atene l’esercizio della Klerosis (sorteggio) era garanzia certa della democraticità della scelta. Tutti i cittadini avevano la possibilità di essere scelti nella funzione dei Dikasteria. Prima della riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni i membri del CSM venivano votati dai magistrati organizzati per correnti. Le correnti interne alla magistratura non fanno parte di partiti politici veri e propri ma sono una forma di potere dai tratti occulti e creano una politica interna fra i magistrati minandone l’oggettività e la libertà del proprio esercizio. Come possono i membri del CSM esprimere un giudizio oggettivo su un magistrato che fa parte della loro corrente? La riforma proposta dal Governo, affermando la rettitudine di ogni giudice, prevede che i membri del CSM siano sorteggiati, come avveniva nell’antica Atene, culla della democrazia. Con questo metodo è garantita la libertà di chi deve giudicare e il retto processo di chi deve essere giudicato. La separazione delle carriere, come già avviene in buona parte d’Europa, offre una maggiore indipendenza di giudizio per i GIP e i GUP e un più ampia libertà di comporre l’assetto probatorio ai PM. Per cui parafrasando Orwel è vero che “la legge è uguale per tutti” ma le logiche delle correnti possono indurre nella tentazione che “la legge per alcuni è più uguale degli altri”. Oltre la propaganda della sinistra, il NO non ha ragioni valide poiché la magistratura viene finalmente liberata dal dominio delle correnti politiche interne. Chi sceglierà il sì non cambia la Costituzione ma la completa in uno degli aspetti che erano divenuti una vera a propria falla nel nostro sistema democratico. Illustri figure che hanno fatto parte della storia della magistratura del nostro Paese come DI Pietro e De Magistris, insieme a vari esponenti della sinistra, sono a favore del sì e stanno denunciando con forza il sistema antidemocratico delle correnti interne alla magistratura. Chi sceglierà il sì pertanto non sottometterà la magistratura alla Politica ma la libererà dalle logiche correntizie interne del nostro sistema giudiziario. La legge è uguale per tutti anche per i giudici ed è il momento in cui noi cittadini siamo chiamati ad esprimere il nostro parere.

di Giuseppe Cestone