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Sindaco di Bari nega legami con la mafia dopo la pubblicazione di una foto controversa

In POLITICA
Marzo 25, 2024

Una fotografia scattata a maggio 2023 che mostra il sindaco di Bari, Antonio Decaro, in compagnia della sorella e della nipote del boss mafioso ergastolano Antonio Capriati, ha scatenato un’ondata di polemiche, portando a una pronta difesa dell’interessato e all’avvio di un’indagine da parte di una commissione nominata dal Viminale per accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale.

La fotografia controversa, pubblicata su vari giornali nazionali tra cui il Giornale e la Verità e poi diffusa sui social network, è stata commentata direttamente da Vincent Capriati, che con la frase “Roba nostra”, ha alimentato sospetti e supposizioni. Il sindaco Decaro, colpito da tali accuse, ha immediatamente risposto con una diretta Facebook, precisando che le donne ritratte con lui erano estranee alle attività illecite del clan Capriati, e che la loro unica colpa era di aver chiesto una foto davanti al loro negozio, gesto per lui all’ordine del giorno considerato il suo ruolo pubblico.

Antonio Decaro ha chiarito che la signora più anziana, sorella del boss, gestisce insieme al marito un negozio, mentre la figlia è coniugata con uno scrittore e entrambe risultano essere attive nella vita della parrocchia. Il parroco della cattedrale, don Franco, avallando le dichiarazioni del sindaco, ha attestato la loro estraneità alle vicende criminali del clan Capriati.

Allo stesso tempo, il Comune di Bari ha assistito all’arrivo della commissione di accesso del Viminale, composta da Claudio Sammartino, prefetto in quiescenza; Antonio Giannelli, viceprefetto; Pio Giuseppe Stola, maggiore dello Scico della Guardia di finanza, con l’incarico di valutare l’esistenza di connessioni mafiose nell’amministrazione comunale.

Il caso è stato commentato anche dalla Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, che in una dichiarazione ha difeso l’operato del ministro e giudicato inappropriato il pregiudizio secondo cui l’ispezione ministeriale avesse finalità dissuasive o punitive, ribadendo che la procedura ispettiva rientra nella normalità delle azioni di controllo dello Stato, indipendentemente dal contesto comunale in questione.

La vicenda segue una dinamica non nuova nella politica italiana, in cui la presenza di figure di spicco in fotografie insieme a individui legati a organizzazioni criminali può destare allarme e suscitare rapidi giudizi nel dibattito pubblico, una situazione che richiede sempre un’attenta verifica dei fatti prima di giungere a qualsiasi conclusione definitiva. Nel caso attuale, le indagini condotte dalla commissione istituita dal Viminale saranno decisive per stabilire la presenza o meno di collusione tra membri dell’amministrazione comunale di Bari e il crimine organizzato.