Lo spopolamento dei piccoli borghi italiani non è un destino inevitabile. Per Gianfranco Rotondi, presidente della Democrazia Cristiana e deputato di Fratelli d’Italia, esiste una strada concreta per invertire la rotta: utilizzare il lavoro da remoto nella Pubblica Amministrazione come leva strategica per riportare giovani, competenze e futuro nei territori che da anni perdono popolazione. È la proposta che il parlamentare affida a una riflessione pubblicata sull’Huffington Post e rivolta direttamente al ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. Rotondi prende le mosse dallo studio della CGIA di Mestre sullo spopolamento delle province italiane, definendolo “una risonanza magnetica” del Paese. Un’analisi che, sottolinea, sfata anche molti luoghi comuni: non è soltanto il Mezzogiorno a perdere abitanti, ma anche diverse aree del Nord, con province come Rovigo che condividono con Avellino il primato negativo della fuga dei giovani. Il fenomeno più preoccupante riguarda la fascia tra i 15 e i 34 anni, quella che rappresenta il futuro produttivo dell’Italia. Secondo Rotondi, dietro l’abbandono dei piccoli centri non c’è soltanto la carenza di servizi o di infrastrutture, ma soprattutto l’assenza di opportunità lavorative. “Si continua a dire che mancano le strade, la sanità, i servizi. Tutto vero. Ma la realtà è che manca il lavoro. Dove esiste una tradizione industriale, manifatturiera o turistica lo spopolamento non c’è. Dove invece questa tradizione manca, non la si può creare per decreto”, osserva il deputato. L’esponente centrista invita anche a superare l’idea che le grandi città rappresentino automaticamente la soluzione. Roma, Milano o Londra, sostiene, offrono certamente maggiori opportunità, ma spesso anche condizioni di vita sempre più difficili, tra affitti proibitivi, stipendi insufficienti e precarietà diffusa. Da qui nasce la proposta politica: ripensare radicalmente l’organizzazione della Pubblica Amministrazione sfruttando quanto è stato sperimentato durante la pandemia. Secondo Rotondi, migliaia di dipendenti pubblici potrebbero lavorare stabilmente dai territori d’origine attraverso un sistema fondato sul lavoro agile, con hub provinciali attrezzati, strumenti digitali condivisi e rientri periodici nelle sedi centrali esclusivamente per esigenze di coordinamento. Una soluzione che, a suo giudizio, consentirebbe di raggiungere un duplice obiettivo: rendere più efficiente la macchina dello Stato e, allo stesso tempo, contrastare lo spopolamento delle aree interne. L’attenzione si concentra soprattutto sui giovani vincitori di concorso. Sempre più spesso, evidenzia Rotondi, molti rinunciano all’assunzione perché trasferirsi a Roma con gli stipendi iniziali significa sostenere costi abitativi ormai insostenibili. “Che senso ha mantenere una organizzazione elefantiaca concentrata nella Capitale, imponendo sacrifici economici a chi entra nella Pubblica Amministrazione?”, si chiede il parlamentare. Per Rotondi, il modello da seguire è quello già adottato da numerose imprese private, dove il lavoro da remoto è diventato un elemento strutturale dell’organizzazione e non più una misura emergenziale.
Il messaggio finale è rivolto direttamente al ministro Zangrillo.
“Ci pensi”, scrive il presidente della Dc. “Una rivoluzione di questo tipo potrebbe restituire al Sud una missione coerente con la sua storia e rappresenterebbe una risposta molto più concreta delle infinite tavole rotonde sul destino delle aree interne”. Una proposta che riporta al centro del dibattito nazionale il tema dell’equilibrio territoriale e apre una riflessione sul ruolo che la Pubblica Amministrazione potrebbe svolgere non soltanto come datore di lavoro, ma anche come strumento di politica demografica e di rilancio delle comunità locali.
di Marco Iandolo


