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Truffe agli anziani, l’appello dei Carabinieri di Napoli: una telefonata può fare la differenza –VIDEO-

In ATTUALITA', CAMPANIA, NAPOLI
Agosto 13, 2026
Dal finto nipote al falso carabiniere, fino alle truffe via WhatsApp: i raggiri fanno leva sulla paura e sulla solitudine. Dal primo giugno 17 arresti nel Napoletano. L’Arma: “Non consegnate mai soldi o gioielli”.

L’estate, con le partenze per le vacanze e molte persone anziane che restano sole in casa, può diventare terreno fertile per i truffatori. A lanciare l’allarme sono i Carabinieri di Napoli, impegnati quotidianamente sia nelle attività investigative sia nella prevenzione di un fenomeno che continua a colpire soprattutto le persone più fragili.  Il copione è spesso lo stesso: una telefonata improvvisa, una presunta emergenza familiare e la richiesta di consegnare rapidamente denaro, gioielli o altri beni di valore. “È successo qualcosa a tuo figlio”, “tuo nipote è stato arrestato”, “serve una cauzione”: sono alcune delle formule utilizzate per creare paura e impedire alla vittima di riflettere.   Tra i raggiri più frequenti c’è quello del finto carabiniere o falso avvocato, con un complice che successivamente raggiunge l’abitazione per ritirare contanti e preziosi. Attenzione anche allo spoofing, la tecnica che consente di far comparire sul display un numero apparentemente riconducibile a una caserma o a un ufficio delle forze dell’ordine. Quel numero, però, non garantisce l’identità di chi chiama.  C’è poi la cosiddetta “truffa della rapina”, nella quale la vittima viene convinta che i gioielli di famiglia siano collegati a un’indagine e debbano essere consegnati per un presunto controllo. E non mancano i finti nipoti, i falsi tecnici di gas e luce e gli operatori telefonici che chiedono dati personali o bancari. Sul fronte digitale, particolare attenzione viene richiesta anche per la cosiddetta “truffa della ballerina”: un messaggio WhatsApp apparentemente inviato da un conoscente invita a votare una giovane partecipante a un concorso. Il link conduce a una procedura che può consentire ai truffatori di impossessarsi dell’account WhatsApp. Da quel momento il profilo della vittima può essere utilizzato per contattare amici e parenti e chiedere denaro.

Un fenomeno sempre più organizzato

Le recenti operazioni dei Carabinieri nel Napoletano mostrano come il fenomeno non sia più riconducibile soltanto al singolo truffatore. Dal primo giugno sono 17 le persone arrestate per diverse truffe ai danni di anziani. In alcuni casi sono emerse vere e proprie organizzazioni con telefonisti incaricati di contattare le vittime e complici destinati a raggiungerle per ritirare il bottino. A Quarto, i militari hanno scoperto un vero e proprio call center: sequestrati 17 telefoni cellulari, un computer portatile e 101 SIM. A Sorrento, invece, le indagini hanno ricostruito un sistema basato sulla telefonata e sull’intervento immediato del complice. Numerosi anche gli episodi nelle località della penisola sorrentina e sulle isole. A Sant’Agnello un’anziana di 88 anni è stata convinta a consegnare 500 euro e gioielli per un valore stimato tra 12 e 15mila euro. A Ischia una coppia di anziani è stata derubata di 15mila euro e, quando ha chiesto spiegazioni, il truffatore avrebbe reagito con violenza. A Procida, un 32enne è stato arrestato dopo una truffa da circa 8mila euro più gioielli ai danni di un’81enne.

La prevenzione parte dalla famiglia

Per i Carabinieri, però, la prevenzione resta una delle armi più efficaci. Una telefonata quotidiana a un genitore o a un nonno che vive solo può interrompere quel senso di isolamento sul quale fanno leva i truffatori. La regola fondamentale è semplice: le forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere problemi giudiziari o evitare l’arresto di un familiare.  In caso di telefonate sospette bisogna interrompere la conversazione e verificare autonomamente quanto raccontato, chiamando il familiare interessato o le forze dell’ordine. Mai consegnare denaro o preziosi a sconosciuti e mai comunicare codici ricevuti via SMS o WhatsApp. L’invito dell’Arma è quindi rivolto soprattutto a figli, nipoti, amici e vicini: una telefonata in più può davvero fare la differenza. Anche un semplice “Hai ricevuto telefonate strane?” può essere sufficiente a spezzare il meccanismo della truffa prima che sia troppo tardi.

di Mat. Lib.

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