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Abitare il tempo dell’Intelligenza Artificiale

In OPINIONE
Giugno 10, 2026
Dalla Dottrina sociale della Chiesa alle sfide dell'Intelligenza Artificiale: dignità umana, bene comune e responsabilità nell'era digitale.

di Giovanni Manco –  Nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas Papa Leone XIV, in continuità con la Rerum Novarum del 25 maggio 1891 in cui Leone XIII diede vita alla Dottrina sociale della Chiesa affrontando il tema della dignità dell’uomo nell’era dei profondi cambiamenti sociali ed economici legati alla prima rivoluzione industriale, ha voluto, con grande fermezza, esaminare l’impatto della nuova rivoluzione tecnologica rappresentata dall’Intelligenza Artificiale(IA). Pur non entrando negli aspetti tecnici, l’enciclica analizza con chiarezza tutta la natura della nuova rivoluzione, evidenziando come essa presenti una serie di rischi per la dignità della persona umana e la società. Rischi che per molti aspetti sono più rilevanti di quelli di altre rivoluzioni tecnologiche, in quanto riguardano le attività cognitive dell’uomo e interessi economici di pochi attori tecnologici (le cosiddette Big Tech) che ambiscono alla realizzazione di sistemi che operino come un essere umano (AGI- Artficial General Intelligence) o addirittura lo superino(ASI- Artificial Super Intelligence). Come Leone XIII denunciava lo sfruttamento dei lavoratori e le disuguaglianze crescenti a vantaggio di pochi, cosi Leone XIV parla del manifestarsi di seri segnali per la perdita della dignità dell’uomo, del lavoro e della giustizia. Le sue analisi e le sue proposte sono tutte ispirate all’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa e vogliono essere un contributo su come affrontare i problemi posti dall’IA e da altre tecnologie emergenti come la robotica, rivolto a tutti gli uomini cattolici e non. Una prima importante considerazione che fa il Papa è che non servono barricate contro il progresso tecnologico: ‘’La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto “fatto profondamente umano, legato allʼautonomia e alla libertà dellʼuomo’’. Se il rispetto della dignità dell’uomo per i cattolici deriva ha dall’essere creature a immagine di Dio, essa è comunque da tempo un valore per tutti gli uomini contemplato anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dellʼUomo dell’ONU del 1948. Di fronte a rischi posti dall’IA, l’enciclica esprime la necessità di scegliere la strada giusta per difendere la magnifica umanità. E lo fa considerando due potenti metafore: costruire, seguendo principi di omologazione e assolutizzazione dell’uomo, una nuova torre di Babele o seguire l’esempio Neemia, che davanti a una Gerusalemme in rovina coinvolse le varie famiglie a ricostruire ognuna un tratto di muro seguendo il principio di una responsabilità condivisa che punta all’armonia e al bene comune. Ovviamente la via auspicata è quella di Neemia. C’è tuttavia da dire che la via della torre di Babele appare essere spinta dalla necessità delle BigTech di proseguire senza delle regole per non mettere a rischio i grossi investimenti che stanno effettuando e dalla nascita di teorie tecnocratiche che affermano che si possa fare a meno della democrazia cosi come è oggi attuata in molti paesi del mondo. In questa visione le persone che non sono funzionali alla nuova economia e al nuovo potere, come diceva Papa Francesco, rischiano di essere considerati degli scarti. Al tempo stesso, la sfida tecnologica dell’IA in atto a livello globale, soprattutto tra Usa e Cina, sta cambiando lo scenario geopolitico e alimentando la cultura della potenza e della guerra con il conseguente indebolimento della diplomazia e delle leggi internazionali e, quindi, della pace. Davanti a questo quadro Papa Leone XIV propone una nuova assunzione di responsabilità e consapevolezza nel difendere la magnifica umanità, disarmando l’IA. Ovvero mettendo in atto regole e comportamenti validi per tutti gli Stati e le persone, in modo che l’IA sia un bene comune a servizio della persona umana. I nuovi sistemi IA devono essere trasparenti e sicuri, e avere l’uomo al centro e sviluppare il suo reale progresso. A tal fine diventa importante non trascurare la formazione delle persone nell’utilizzo consapevole dei nuovi strumenti. Sin qui l’importante contributo offerto dall’enciclica. Ma è opportuno considerare che mentre i benefici dell’IA stanno già oggi producendo i loro effetti, non si può dire altrettanto per le azioni sinora messe in campo da governi e organizzazioni finalizzate a minimizzare i rischi, che faremmo bene a chiamare sfide. Le ragioni di questo stato delle cose risiedono in buona sostanza nel fatto che l’IA, analogamente ad altre tecnologie del mondo digitale, si sta sviluppando con un elevato tasso di innovazione e senza regole, oltre che ad essere concentrate nelle mani di pochi. Questo impedisce ai governi, e in generale alla società, di capire con la stessa velocità la natura dei cambiamenti imposti e l’elaborazione di misure adeguate per limitare gli impatti negativi: in un mondo globalizzato con competizioni geopolitiche diventa molto difficile adottare regole condivise. Al momento sono vari i paesi che hanno adottato dei regolamenti propri. Lo stesso AI ACT della UE, entrato in vigore il 2/8/2024 e normato in Italia dalla legge n.132/2025, sta presentando delle criticità e subendo dei ritardi nell’applicazione, come testimonia il provvedimento UE Digital Omnibus Package di nov/2025. In Australia (ma ci sono altri paesi come la Francia e la Spagna che stanno per prendere un’analoga iniziativa) già è in vigore una legge che vieta ai minori di 16 anni l’accesso ai social media. Ovviamente, non è una misura che basta. In generale va detto che la rivoluzione dell’IA va inquadrata nel contesto più generale della Società della Conoscenza, caratterizzato dal sempre crescente investimento in Ricerca e Sviluppo di risorse umane, finanziarie e strumentali, con la conseguenza di alti tassi di innovazione in tutti i campi della conoscenza. Per l’IA lo sviluppo del Quantum Computing e del Biocompunting comporterà la crescita delle ambizioni a raggiungere l’obiettivo dell’AGI e poi dell’ASI, anche se come dice Federico Faggin queste macchine non saranno mai comparabili all’uomo, che è dotato di coscienza e libero arbitrio. Concetto espresso in un certo senso pure da Papa Leone quando dice: ‘’le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità’’. Certamente resta il problema del rapporto sistemi IA con l’uomo e della concentrazione del loro controllo nella mani di pochi soggetti privati che stanno dando vita ad un capitalismo centralizzato foriero anche di un potere centralizzato. Allora oltre che curare il capitale umano e introdurre regole che difendono la dignità dell’uomo, bisogna iniziare a pensare a nuove politiche sociali ed economiche che superando i vecchi schemi che vedono contrapposti la libertà dell’agire individuale del liberismo all’interesse collettivo, ridisegnano il rapporto tra intervento privato e pubblico. In questo nuovo contesto bisogna poi puntare sull’Economia della Cultura, ovvero un’economia che, grazie al fatto che i cittadini sono formati a vivere certi valori ed a usare in modo consapevole i nuovi strumenti/applicazioni che le tecnologie digitali mettono a disposizione, partecipa allo sviluppo sostenibile attraverso la produzione di beni e servizi che hanno una valida dimensione culturale.