Non è soltanto una questione urbanistica o amministrativa. Il futuro del Centro Sociale Samantha della Porta porta con sé una domanda che riguarda direttamente l’identità della città: quale spazio deve continuare ad avere il sociale nella vita pubblica di Avellino? La discussione approdata in Consiglio comunale riguarda la destinazione dello storico centro di via Morelli e Silvati, uno spazio che nel corso dei decenni è diventato un punto di riferimento per associazioni, iniziative culturali e sociali, attività di partecipazione e aggregazione. Ed è proprio il valore maturato nel tempo a rendere la vicenda particolarmente delicata. Per molti cittadini e per le realtà che hanno frequentato e animato il Samantha della Porta, infatti, il centro non rappresenta semplicemente un immobile comunale, ma un luogo nel quale la dimensione pubblica ha assunto una precisa connotazione sociale. La decisione del Consiglio comunale interviene dunque su un patrimonio che non può essere valutato esclusivamente in termini di destinazione d’uso. Attorno a quella struttura si è sviluppata una parte della storia della partecipazione cittadina, attraverso il lavoro di associazioni e realtà impegnate quotidianamente nel territorio. Il punto centrale del dibattito diventa così la possibilità di conciliare le esigenze amministrative dell’ente con la salvaguardia della funzione sociale che il Centro ha svolto nel corso degli anni.
Una questione che va oltre le mura del Centro
La vicenda del Samantha della Porta riporta al centro una questione più ampia: il destino degli spazi pubblici e il loro ruolo nella costruzione della comunità. Un centro sociale, infatti, non esaurisce la propria funzione nella disponibilità di locali. È soprattutto la possibilità di creare relazioni, organizzare attività, offrire occasioni di incontro e consentire alle associazioni di svolgere una funzione di interesse collettivo. Per questo la prospettiva di un cambiamento della destinazione dello storico spazio suscita interrogativi tra quanti chiedono che il patrimonio pubblico continui a mantenere una funzione a servizio della comunità. La domanda che attraversa il dibattito è semplice ma tutt’altro che marginale: che fine fa il sociale se vengono meno gli spazi nei quali può esprimersi? È questo il nodo sul quale sarà necessario confrontarsi anche oltre il voto consiliare. Perché la questione non riguarda soltanto l’utilizzo futuro di un edificio, ma il modello di città che Avellino intende costruire e il ruolo che vuole riconoscere alla partecipazione, all’associazionismo e alle attività sociali.
Il valore di una storia collettiva
Nel corso degli anni il Samantha della Porta ha rappresentato, per diverse generazioni di avellinesi, uno degli spazi nei quali incontrarsi, promuovere iniziative e costruire percorsi di partecipazione. La sua storia è quindi legata anche alle persone e alle associazioni che lo hanno vissuto e utilizzato. Da qui la richiesta, avanzata da quanti contestano il cambio di prospettiva sul futuro del Centro, di non considerare la vicenda come una semplice pratica amministrativa, ma di aprire un confronto con la città. Qualunque sia la destinazione che verrà definitivamente individuata, resta infatti il tema della tutela del patrimonio sociale costruito in decenni di attività. Il Consiglio comunale ha assunto una decisione che apre una nuova fase. Ora sarà il tempo a dire quale sarà concretamente il futuro del Samantha della Porta e, soprattutto, se nella nuova prospettiva troverà ancora spazio quella funzione sociale che ne ha segnato la storia. Perché cambiare la destinazione di un luogo può essere una scelta amministrativa. Decidere quale spazio lasciare al sociale, invece, è una scelta che riguarda l’intera comunità.
di Marco Iandolo

