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Città del Vaticano, un anno di Leone XIV: il Papa della mediazione e della pace divide la politica americana

In IN EVIDENZA, OPINIONE
Maggio 08, 2026
Dal Conclave dell’8 maggio 2025 al primo anniversario del pontificato: il pontefice statunitense con cittadinanza peruviana ha imposto uno stile sobrio e diplomatico. Centrale il suo impegno nei conflitti internazionali, mentre crescono le tensioni con Donald Trump sui temi dell’immigrazione e della geopolitica.

Un anno fa, l’8 maggio 2025, la fumata bianca che si alzò dal tetto della Cappella Sistina annunciò al mondo l’elezione di Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia della Chiesa cattolica. Oggi, a dodici mesi da quel momento destinato a entrare nei libri di storia, il Papa celebra il suo primo anno di pontificato con un profilo che ha già lasciato un’impronta precisa: quella di un uomo di dialogo, mediatore instancabile nei conflitti internazionali e figura capace di parlare a un mondo sempre più attraversato da guerre, tensioni politiche e divisioni sociali.  Nato a Chicago ma profondamente legato al Perù — Paese di cui possiede anche la cittadinanza dopo anni di missione pastorale — Leone XIV ha costruito fin dall’inizio un pontificato basato sulla diplomazia e sulla ricerca della pace. Non è un caso che il termine “pace” sia stato il cuore del suo primo discorso pronunciato dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro subito dopo l’elezione.   In questi primi dodici mesi, il pontefice ha moltiplicato appelli, incontri e iniziative diplomatiche per favorire il dialogo nelle aree di crisi. Dalla guerra in Medio Oriente ai conflitti africani, fino alle tensioni tra le grandi potenze mondiali, Leone XIV ha cercato di rilanciare il ruolo internazionale della Santa Sede come soggetto neutrale e credibile capace di favorire mediazioni. Uno stile sobrio, lontano dai clamori politici ma deciso nei contenuti, che gli ha consentito di conquistare consenso in molte parti del mondo cattolico e non solo. Il Papa ha più volte richiamato leader e governi alla responsabilità morale, denunciando il peso delle disuguaglianze sociali, delle migrazioni forzate e delle nuove povertà. Ma proprio questo protagonismo sul piano internazionale ha finito per creare tensioni con alcuni ambienti politici statunitensi, in particolare con il presidente Donald Trump. Se all’indomani dell’elezione il tycoon aveva salutato con entusiasmo la nomina del primo Papa americano, nel corso dei mesi i rapporti si sono progressivamente raffreddati. Le divergenze si sono concentrate soprattutto sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza dei migranti e della gestione dei conflitti internazionali. Leone XIV ha più volte ribadito la necessità di “costruire ponti e non muri”, una linea che molti osservatori hanno interpretato come una critica indiretta alle politiche più rigide sostenute dall’amministrazione Trump.  Non sono mancati attacchi mediatici e polemiche provenienti dall’area conservatrice americana, che accusa il pontefice di esporsi eccessivamente sul terreno geopolitico. Tuttavia, dal Vaticano filtra la volontà di mantenere aperto il dialogo con Washington, evitando scontri diretti ma senza rinunciare alla linea pastorale e diplomatica tracciata dal Papa.  A un anno dall’elezione, Leone XIV appare dunque come un pontefice destinato a giocare un ruolo importante nello scenario internazionale. Il suo primo anno di pontificato racconta la scelta di una Chiesa che prova a tornare protagonista nella costruzione della pace globale, in un tempo segnato da crisi profonde e nuove divisioni. E mentre il mondo cattolico guarda già alle prossime sfide del pontificato, il Papa americano-peruviano continua a indicare una strada precisa: quella del dialogo come unica alternativa alla contrapposizione permanente.

di Fausto Sacco