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La Nuova Manovra Fiscale: Il Concordato Preventivo Biennale e Le Sue Implicazioni

In ECONOMIA
Maggio 25, 2024

È iniziato il conto alla rovescia per l’adozione del concordato preventivo biennale, una revisione normativa destinata a influenzare circa 4,5 milioni di autonomi in Italia, tra titolari di partite IVA e contribuenti forfettari. La misura proposta dal governo mira a stabilire un accordo preventivo fra fisco e contribuenti, coprendo un arco temporale di due anni e garantendo una salvaguardia da eventuali verifiche fiscali. Un elementare ma significativo strumento pensato per rafforzare i rapporti fra stato e cittadini in ambito fiscale.

La decisione di bloccare l’uso del tanto discusso redditometro, messa in atto a poche ore dalla sua pubblicazione ufficiale per iniziativa della premier Giorgia Meloni, si inserisce in un contesto di tensione e dibattito. Maurizio Leo, viceministro all’Economia, ha chiarito che “il termine redditometro è ormai obsoleto, essendo stato abolito nel 2015”, in risposta alle polemiche e agli accesi scambi di opinioni tra esponenti politici e leader sindacali come Maurizio Landini, per cui lo stop al redditometro rappresenta una mossa prettamente elettorale volta a favorire una certa inosservanza fiscale.

Le regole per accedere al concordato sono nette: è necessario non presentare debiti tributari o contributivi superiori ai 5.000 euro. Ciò rende la misura accessibile a un ampio spettro di autonomi, anche se deja sollevare perplessità sulla realistica portata di questa soglia limitativa.

Il formulario per richiedere l’adesione al nuovo regime fiscale è pronto, ma si attende ancora l’implementazione del software necessario per elaborare i calcoli precisi. Questi numeri saranno fondamentali per presentare una proposta validata dal fisco, procedura che deve concludersi entro il 15 ottobre per il primo biennio fiscale di riferimento (2024-2025). Successivamente, l’adesione sarà possibile fino al 30 giugno di ogni biennio.

Il vero banco di prova per questa iniziativa sarà la sua accoglienza tra gli autonomi e l’impatto sulla compliance fiscale, in un periodo dove la complessità del sistema tributario italiano è spesso fonte di malcontento e disaffezione. Il governo, a sua volta, lega il destino di questa riforma al successo di ulteriori interventi programmati, come la modifica dell’IRPEF che prevede una riduzione delle aliquote.

La nuova politica fiscale si configura dunque non solo come uno strumento di negoziazione preventiva tra fisco e contribuenti, ma anche come un indicatore crucial della volontà governativa di semplificare, e forse rendere più equo, il sistema tributario. Resta da vedere quanti accetteranno di navigare in queste nuove acque regolamentate e quale sarà l’impatto effettivo della misura a medio e lungo termine, sia sul piano delle entrate statali sia su quello della percezione della giustizia fiscale paese.