Il traguardo di crescita fissato all’1% dal governo per il 2024 sembra sfuggire sempre di più. Le nuove stime della Banca d’Italia calcolano infatti un incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) di solamente lo 0,8%. Questo dato, inferiore alle attese, complica notevolmente i piani per la manovra economica del 2025 e solleva interrogativi sulla sostenibilità delle politiche pensionistiche attuali.
Durante le recenti audizioni parlamentari in materia di bilancio, ha preso forma un quadro economico meno ottimista del previsto. L’apporto all’economia da politiche implementate nel periodo post-COVID sembra essersi esaurito e la fase di raffreddamento dell’economia globale non fa che aggravare la situazione.
Giovanni Savio, direttore per la contabilità dell’ISTAT, ha delineato uno scenario di crescita molto contenuto, spiegando come le precedenti dinamiche propulsive si siano affievolite e ora l’Italia debba cercare nuovi motori di sviluppo. Di fronte a un simile scenario, il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia, Sergio Nicoletti Altimari, ha tentato di mitigare le preoccupazioni, evidenziando alcuni segnali incoraggianti nei conti correnti.
Tuttavia, le incognite restano numerose. Il Piano di Stabilità di Bilancio (Psb), che dipende da previste maggiori entrate per il 2024, si appoggia sull’assunzione che tali entrate siano completamente durature, un’ipotesi pericolosa in un contesto di alta incertezza macroeconomica. Piccoli scostamenti dai piani di bilancio potrebbero rendere estremamente difficile contenere il deficit sotto il 3% entro il 2026.
Un punto di particolare delicatezza riguarda la possibilità di rendere permanenti gli sgravi contributivi sul lavoro. Questa misura, se attuata, destabilizzerebbe il bilanciamento tra le entrate contributive e le uscite per prestazioni, mettendo a rischio uno dei fondamenti del sistema previdenziale italiano.
La Corte dei Conti ha evidenziato l’arduo cammino che aspetta il governo, sottolineando come la manovra richiederà decisioni difficili riguardo l’allocazione delle risorse. Un focus specifico dovrà essere messo sulla sanità, data la necessità di investimenti per migliorare l’efficienza del servizio e ridurre le liste d’attesa, aggravate da una carenza cronica di personale infermieristico.
Imbattersi nelle scelte giuste non sarà quindi semplice, né esente da rischi. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) segnala inoltre una lacuna nelle informazioni relative alle coperture finanziarie, complicando ulteriormente la visione d’insieme.
Per quanto riguarda gli enti locali, già in passato posti sotto la lente per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche, si levano preoccupazioni vocali: qualsiasi ulteriore richiesta di contributi si prospetta come un fardello quasi insostenibile.
Il panorama che si profila è quindi uno di sfide significative e scelte cruciale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dovrà affrontare questi nodi nel concludere il ciclo di audizioni sul Psb, cercando di tracciare una strada che rassicuri mercati e cittadini, preservando al contempo i pilastri della stabilità finanziaria italiana.
